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Il maestoso Castello Angioino Aragonese di Agropoli

Via S.Del Vecchio, 84043, Agropoli

Durata visita: 1h - Non acquistabile, prezzo indicativo 2,00€
  • Nessun supporto in lingua straniera

    Supporti in lingua

  • Parcheggio non disponibile

    Parcheggio disponibile

  • Da 1 a 4 anni

    Adatto ai bambini

  • Con barriere

    Senza barriere

  • Animali non ammessi

    Animali ammessi

Il Castello Angioino Aragonese è un'imponente fortezza che domina il promontorio su cui si erge la cittadina di Agropoli, in provincia di Salerno. Questo antico guardiano ha protetto la città da numerosi assalti ed è stato un'importante residenza nobiliare, mentre oggi è una meta turistica capace di regalare panorami mozzafiato sul mare cristallino del Cilento.

Perché visitare il Castello Aragonese di Agropoli

Il Castello Angioino Aragonese è una meta imperdibile per chiunque visiti Agropoli. La sua pianta triangolare si incastra perfettamente all'interno del borgo antico, facendone il naturale proseguimento di una passeggiata nel centro storico.

La sua posizione, un tempo ottimale per avvistare nemici provenienti da ogni direzione, è oggi un punto di osservazione privilegiato verso lo splendido mare cilentano e la macchia mediterranea che lo circonda.

Le sale del Castello ospitano mostre d'arte e altri eventi culturali, mentre la piazza è oggi adibita a giardino e teatro all'aperto. A distanza di secoli dalla sua prima costruzione, la fortezza continua quindi ad avere un ruolo vitale all'interno di questa storica cittadina.

Storia del Castello Aragonese di Agropoli

Il Castello Angioino Aragonese di Agropoli ha una storia lunghissima: la sua prima struttura risale addirittura all'epoca greco-bizantina, in cui però consisteva in una semplice torre di avvistamento. Con l'arrivo dei Normanni quella struttura originaria si ampliò notevolmente grazie alla costruzione delle mura che ancora oggi circondano il castello.

Se le mura normanne sono rimaste intatte, il castello ha invece conosciuto molti cambiamenti a livello strutturale: sotto il dominio aragonese il castello venne infatti modificato in base alle esigenze strategiche e militari del tempo, acquisendo lo status di fortezza capace di proteggere la città garantendo l'avvistamento dei nemici provenienti da ogni direzione.

Nei secoli il Castello conobbe altri usi, come quello di residenza privata di famiglie aristocratiche. Nel 1806 tuttavia, su ordine di Napoleone in persona, il Castello tornò ad avere una posizione di rilievo come struttura difensiva. Proprio il Castello Angioino Aragonese di Agropoli infatti divenne presidio del Genio Militare napoleonico, che da qui coordinava le manovre difensive dell'intero Principato Citra (una delle province in cui era stato suddiviso il Regno di Napoli sotto Napoleone). Ancora oggi una delle sale principali del Castello è nota come Sala dei Francesi, in ricordo della presenza delle truppe napoleoniche.

Curiosità sul Castello Angioino Aragonese di Agropoli

Il Castello ha giocato un ruolo importante nella fantasia degli scrittori. In particolare, ad esso sono legate tre figure:

Luisa Sanfelice, nobildonna napoletana che dimorò più volte al Castello di Agropoli, all'epoca proprietà della famiglia del marito. Luisa Sanfelice è ricordata per il suo coinvolgimento nelle vicende della Repubblica napoletana del 1799. La Sanfelice venne accusata di aver preso parte alla congiura organizzata dai fratelli Baccher e per questo venne brutalmente giustiziata in Piazza Mercato a Napoli. La sua vita e la sua triste sorte hanno ispirato il romanzo "La Sanfelice" di Alexandre Dumas padre.

Il grande poeta Giuseppe Ungaretti visitò il Cilento negli anni Trenta e rimase particolarmente colpito da questi luoghi, tanto da menzionare Agropoli e il suo Castello nella sua raccolta di prose di viaggio "Viaggio nel Mezzogiorno".

Marguerite Yourcenar, autrice di un caposaldo della letteratura del '900 come le "Memorie di Adriano", ambientò proprio qui uno dei suoi racconti giovanili. Si tratta di "Anna, soror...", una storia intensa e perturbante ambientata nel tardo Cinquecento e pubblicata in Italia nella raccolta di racconti "Come l'acqua che scorre".

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