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La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore

Via S. Eligio 9, 80133, Napoli
Durata

1h

Le lingue

___

Partecipanti

Illimitato

Tipo

Chiesa

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Adatto ai bambini

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Adatto alle coppie

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Animali ammessi

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Parcheggio disponibile

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Senza barriere

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Supporti in lingua

Servizi inclusi

  • Esclusiva garanzia Movery soddisfatti o rimborsati
  • Servizio di assistenza turistica inclusa
  • Consegna biglietti istantanea
  • Si accettano biglietti su smartphone

Consigli per la visita

Come raggiungere la Chiesa di Sant'Eligio Maggiore

  • Per raggiungere la Chiesa di Sant'Eligio, segui le indicazioni oppure lasciati aiutare dal tasto 'Ottieni indicazioni'.
  • Raggiungi la Chiesa di Sant'Eligio Maggiore con i mezzi pubblici
  • Da Piazza Garibaldi prendi l'autobus R2 direzione San Carlo e scendi alla fermata Umberto I. Da l sono circa 350m a piedi. Oppure prendi il bus 151 direzione Giulio Cesare-Tecchio e scendi alla fermata Marina-Duomo. Da l sono circa 200m a piedi.
  • Raggiungi Chiesa di Sant'Eligio Maggiore con l'auto
  • Da Piazza Garibaldi prendi Corso Arnaldo Lucci e Via Amerigo Vespucci in direzione Via Conte di Castelmola Carlo. Poi dirigiti verso Piazza Mercato e Via Duca di S. Donato in direzione di Via S. Eligio.n

Informazioni su questa attività

La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore è un edificio di culto edificato durante l’epoca angioina, situato nel centro storico di Napoli, nei pressi della zona di Piazza Mercato.

Perché visitare la Chiesa di Sant’Eligio Maggiore

La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore un tempo dominava Piazza Mercato. Costruita nel 1270, è la chiesa gotica più antica di Napoli.

La sua costruzione fu voluta da Giovanni Dottun, Guglielmo di Borgogna e Giovanni de Lions, tre nobiluomini francesi legati alla corte di Carlo I d’Angiò, in onore di Sant’Eligio, protettore degli orafi, dei numismatici, dei maniscalchi e dei veterinari, e dei Santi Dionigi e Martino.

L’edificio di culto, sotto la dominazione spagnola nel XVI secolo, venne affiancato ad un ospedale al cui interno Don Pedro de Toledo istituì un educandato femminile, dove le ragazze venivano avviate alla carriera infermieristica.

Durante il decennio francese, tra il 1805 e il 1815, divenne anche caserma, per poi tornare ad essere un edificio religioso alla fine del 1815.

All’ingresso della Chiesa si trova un portale strombato abbellito da motivi naturalistici tipici del gotico francese. L’interno, invece, rimanda ad un aspetto austero e spoglio, con una muratura in tufo e piperno giallo. L’edificio sacro ha una pianta con tre navate, su cui si aprono cappelle laterali e un abside poligonale.

Tra le opere più importanti qui presenti degne di nota sono il dipinto di Massimo Stanzione, importante esponente della pittura barocca partenopea, insieme a quelle del fiammingo Cornelius Smet e di Francesco Solimena.

Nel corso degli anni la Chiesa è stata oggetto di molti restauri, in particolare dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Qui, nella sala di Sant’Eligio, erano soliti essere ospitati i reali quando dovevano assistere a qualche evento che aveva luogo a Piazza Mercato.

Curiosità sulla Chiesa di Sant’Eligio Maggiore

Esternamente la chiesa è caratterizzata da un arco quattrocentesco a due piani che unisce il campanile con un edificio adiacente alla chiesa. Si tratta di un semplice arco, con un’orologio al centro, ma denso di storia e leggenda. Si dice, infatti, che in una piccola stanza al secondo piano venissero ospitati i condannati a morte prima di essere giustiziati.

Ai lati dell’orologio in basso, invece, sono scolpite due piccole teste di un uomo e di una donna, che, secondo una leggenda cinquecentesca tramandata anche da Benedetto Croce, raffigurano Antonello Caracciolo e Irene Malerbi.

Il duca si era follemente invaghito della donna, ma non essendo corrisposto, fece arrestare il padre, chiedendole così la mano in cambio della liberazione del padre.

La famiglia non volle sottostare al vile ricatto e si rivolse al Re Ferdinando d’Aragona che ordinò al duca di sposare la fanciulla con tanto di ricca dote, per poi condannarlo a morte e farlo decapitare nella vicina Piazza Mercato.

Un’altra curiosa storia si lega alle lancette dell’orologio, rimaste ferme alle ore 15:00 del 28 marzo 1943, quando nel porto di Napoli esplose la nave Caterina Costa. Lo scoppio fu così devastante che una lamiera raggiunse l’orologio fermandone gli ingranaggi e privando l’orologio di una lancetta.

Fino al 1993, anno del restauro, l’orologio segnò quel terribile orario come memoria per tutti i napoletani che si trovavano a passare di là.

Sant’Eligio è considerato il protettore dei cavalli. Anticamente i cavalli infermi venivano fatti girare attorno ad una statua equestre posta davanti la Chiesa, di cui oggi resta solo la testa, la celebre Testa Carafa di Donatello conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

In memoria di questo legame tra il santo ed il rituale della guarigione ci sono numerosi ex voto inchiodati al portone della Chiesa.

Posizione dell'attività

Via S. Eligio 9, 80133, Napoli

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