Virgilio

Virgilio tra storia e leggenda

Data
Pubblicato il 
24 settembre 2021
AutoreMartina Natale

Virgilio visse a Napoli per quasi sette anni. Distintosi per l'influenza che la sua opera ha avuto sulla civiltà occidentale, persino il portoghese Fernando Pessoa ne assorbì i riverberi, il poeta latino proveniva da una famiglia di agricoltori di Andes, vicino Mantova.

La scuola epicurea a Napoli

Nel 45, Publio Virgilio Marone giunse nel capoluogo campano per approfondire lo studio dell'epicureismo presso la scuola di Sirone. In questo stesso anno, iniziò a praticare la meditazione filosofica e la poesia.

La sua predilezione per Napoli non dipendeva soltanto dalla vivibilità del posto. Egli vi vedeva anche un significato spirituale: considerava questa città la concretizzazione dell'hortus epicureo, l'oasi in cui rifugiarsi, appartato dagli affanni della quotidianità.

La dimora a Posillipo, nel dolce grembo di Partenope

La zona in cui si stabilì è Posillipo, dove lo stesso Sirone possedeva una villa che, ad un certo punto, divenne proprietà del poeta. Questa era situata tra la Crypta neapolitana, l'ingresso dell'antica via romana che conduceva a Pozzuoli, e Mergellina, nella località che, nel medioevo, veniva denominata Patulcis o Paturcium.

In questa piccola villa, circondata da un appezzamento di terreno, Virgilio scrisse le Georgiche. Secondo Roberto Pane, declamò per la prima volta quest'opera nell'Odeon a 17 ordini di gradini fra Marechiaro e la Gaiola, proprio nell'area archeologica di Pausilypon, letteralmente "sollievo dal dolore".

L'amore per la campagna, le Bucoliche

Il paesaggio campestre fu per lui di grande ispirazione e trova la sua estrema espressione sia nelle Bucoliche che nelle Georgiche. Le Bucoliche è un'opera che si caratterizza per una grande musicalità e per l'influsso chiaramente epicureo. Qui, prevale il principio di vivere evitando la socialità, senza ambizioni, come i pastori.

All'epoca, la moda della poesia pastorale di modello greco già esisteva, ma Virgilio non voleva limitarsi ad imitare. Piuttosto, intendeva costruire un suo universo fantastico. Tra i temi, anche quelli realistici come la spoliazione dei campi a favore dei veterani.

In occasione del trionfo dell'imperatore in Egitto e in Oriente, concepì la sua maggiore e più tarda opera: l'Eneide. A questa, senza potervi dare l'ultima revisione, si dedicò fino alla morte, dando voce, in essa, agli studi filosofici, letterari e storici.

Morì nel Salento, a Brindisi ,all'epoca definito Calabria, dopo aver dato disposizioni perché il poema non ultimato fosse dato in fiamme. Fortunatamente, il volere di Ottaviano prevalse e l'opera è giunta fino ai nostri giorni.

Il culto di Virgilio mago

Nel Medioevo, la fama di Virgilio era anche quella di mago e alchimista. Varie leggende attorniarono la sua figura; qualcuna viene citata anche da Matilde Serao.

La storia più nota, però, dipinge il poeta come un salvatore di Napoli che ordinò di conservare un uovo all'interno di una gabbia di ferro, nelle fondamenta del Castel dell'Ovo. Se l'uovo fosse rimasto intonso, la città sarebbe stata al sicuro. L'alimentarsi di tali leggende, a Napoli, diede vita a un vero e proprio culto pagano di Virgilio, sostituito, nel Medioevo, da quello di S. Gennaro, attuale santo patrono.

Il parco Vergiliano a Piedigrotta

Per concludere l'itinerario, l'ultima tappa non può che essere il Parco Vergiliano a Piedigrotta, sito a pochi passi dalla stazione della linea 2 della metro di Mergellina, per visitare la presunta tomba di Virgilio.

Dopo la morte nel Salento, infatti, il corpo del poeta venne trasportato lungo la via Appia fino a Napoli, e sepolto sulla via di Pozzuoli, in prossimità dell'antica grotta che collegava la città con i Campi Flegrei. L'iscrizione funebre, fatta apporre moltissimo tempo dopo, nel 1688, sul suo cenotafio "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope: cecini pascua rura duces" si dice sia stata dettata dal poeta morente e celebrale tre località che lo hanno accolto: Mantova alla nascita, Brindisi alla morte e Napoli, in vita.

Nel Canto VI dell'Eneide, il poeta situa la porta degli Inferi nei pressi del Lago d'Averno a Pozzuoli, laddove, a tutt'oggi, è possibile passeggiare piacevolmente.

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