Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi a Napoli, il soggiorno partenopeo

Data
Pubblicato il 
21 giugno 2021
AutoreMartina Natale

Giacomo Leopardi, originario di Porto Recanati nelle Marche, autore di alcuni dei maggiori capolavori della letteratura italiana, soggiornò a Napoli nella fase finale della sua fragile, quanto forte, vita. Scopri l'itinerario per ripercorrere i suoi passi nella famosa città partenopea.

Napoli, una grande città dal clima mite

Giacomo Leopardi giunse a Napoli nell'ottobre del 1833: venne invitato nella città d'origine dell'inseparabile amico Antonio Ranieri. Già all'epoca, Napoli era una città molto popolosa, nonché sede di vivaci salotti culturali, al pari delle principali capitali europee.

Le aspettative disattese

Il poeta, data la piacevole temperatura e la bellezza dei paesaggi, nutriva grosse aspettative in merito, purtroppo disattese a favore di un suo certo isolamento. In una delle lettere autografe, infatti, afferma di sentirsi sempre di passaggio. Ciò che lo deluse fu l'accoglienza della gente, che lo guardava con diffidenza, probabilmente anche a causa della dolorosa cifosi dorsale che lo affliggeva dall'età di 16 anni.

Il primo alloggio, a due passi da Via Toledo

Volendo ripercorrere i passi del poeta si dovrebbe inizare da dove visse in principio: in Via S. Mattia n.88, a Palazzo Berio. Abitava in una camera ammobiliata, posta al secondo piano. Pare che Leopardi non si fidasse della padrona di casa, la quale, quando al poeta venne la tisi (la tubercolosi), se ne lamentò con Ranieri e invitò i due a trasferirsi altrove. Questo episodio lo si ritrova nella trasposizione della vita del poeta del film Il giovane favoloso , di cui Elio Germano è l'attore protagonista.

Palazzo Cammarota, nei Quartieri Spagnoli

La seconda tappa di questo itinerario è Palazzo Cammarota, residenza del poeta dal dicembre 1833 al maggio 1835, situata in Via Santa Maria Ognibene. Per godere di una visuale più ampia di questo edificio, è possibile ammirarlo anche dalle Scale di San Pasquale al Corso Vittorio Emanuele, laddove nei giovedì di giugno, ogni anno dal 2012, si tiene la rassegna poetica Veduta Leopardi, diretta dallo scrittore Costanzo Ioni.  

L'appartamento a Capodimonte

Il poeta, così, nel 1835, si trasferì con l'amico Ranieri in Vico Pero n.2, nel quartiere Stella, in un appartamento al secondo piano, allora immerso nel verde, con affaccio su Via S. Teresa degli Scalzi. Tuttavia, pare che Leopardi non amasse vivere così a contatto con la natura.

La saluberrima aria di Villa delle Ginestre

Col tempo, lo stato di salute del poeta peggiorò molto, al punto da avere difficoltà anche a leggere e scrivere. Quando poi, in città, scoppiò il colera, egli, a più riprese (tra aprile e giugno del '36 e tra agosto e febbraio del '37), insieme a Ranieri, si trasferì a Villa Ferrigni a Torre del Greco, per godere dell'aria buona, utile a guarire l'idropisia ma anche, secondo le credenze dell'epoca, per rifuggire l'epidemia.

L'abitazione in cui risiedette, Villa Ferrigni, allora era proprietà del cognato di Ranieri. La villa è stata soprannominata Villa delle Ginestre perché qui vi fu composta La ginestra. Villa Ferrigni è attualmente visitabile: vi si può ammirare la scrivania dove fu composta la celebre poesia, pare che Leopardi occupasse la camera più luminosa, al piano superiore.

Le cause incerte della morte

Tuttavia, nella campagna vesuviana, soffriva il freddo e, data l'ubicazione remota della villa e il costo troppo caro delle visite mediche, non poté usufruire di adeguate cure. Fu per questo che, nel febbraio del '37, ritornò nella casa di Capodimonte in Vico Pero 2, dove morì il 14 giugno 1837 per idropericardia, all'età di 39 anni. Non è detto, però, che non avesse contratto il colera.

La tomba al Parco Vergiliano

Ranieri riuscì ad ottenere che il corpo dell'amico non fosse gettato nella fossa comune ma seppellito nella chiesa di San Vitale, a Fuorigrotta. Nel 1939, le presunte spoglie di Leopardi furono spostate nel Parco Vergiliano di Piedigrotta affianco al cenotafio del grande poeta Virgilio, meglio noto come Tomba di Virgilio.

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