I sette martiri puteolani

Pozzuoli: terra di santi e martiri

Data
Pubblicato il 
05 novembre 2021
AutoreEmanuela Esposito

Dalle antiche origini greco-sannitiche, Pozzuoli ha assistito ad una lunga storia che le ha permesso di osservare l’avvicendarsi di grandi civiltà, ognuna con le proprie tradizioni, culture e religioni.

Non tutti sanno però che a Pozzuoli è possibile fare un percorso sulle orme della fede cristiana, dove storia e religione si intrecciano in un’esperienza unica e suggestiva.

Il percorso parte dal porto e arriva fino alla Solfatara, facendo tappa al Duomo di Pozzuoli, nell’area che oggi è chiamata Puteoli Sacra. L’antica Puteoli era una delle città più importanti dell’Impero Romano anche per la presenza dell’ampio golfo.

Fu proprio durante il periodo romano che questa città si sviluppò: il suo porto accoglieva i naviganti e le sue maggiori strade, Via Campana e Via Domitiana, erano direttamente collegate a Roma.

Crocevia di culture e popolazioni, la città aveva visto nascere una delle prime comunità cristiane già in età apostolica, fondate dal giudaismo durante il I secolo.

Le antiche radici del Cristianesimo furono custodite dai fedeli che resistettero alle religioni pagane e alle persecuzioni dei grandi imperatori fino all’approdo di San Paolo nel 61 che con il suo arrivo rafforzò la speranza e la fede della comunità puteolana e dei cristiani. Oggi è una delle religioni più diffuse al mondo.

I sette martiri di Pozzuoli prigionieri nell’Anfiteatro Neroniano

In qualità di colonia e porto romano, Pozzuoli era regolata dalle leggi dell’Impero. I romani erano politeisti e difendevano duramente l’esistenza di Giove e di tutti gli altri dei.

Durante l’epoca romana la persecuzione dei cristiani raggiunse l’apice come si attesta nel martirologio puteolano.

Sette furono i martiri di Pozzuoli, uccisi all’inizio del IV secolo, durante l’impero di Diocleziano. A quell’epoca i cristiani agivano e si incontravano in incognito, per non essere scoperti e perseguitati dai pagani romani.

La figura principale della vicenda fu il martire San Gennaro che a quell’epoca era, per la comunità cattolica, vescovo di Benevento.

Il prelato si recò a Pozzuoli per incontrare i fedeli, accompagnato dal lettore Desiderio e dal diacono Festo.Venuto a conoscenza della visita, il diacono di Miseno, Sossio, decise di incamminarsi per andare incontro al vescovo, suo grande amico e compagno di fede. Scoperto dai pagani fu denunciato e arrestato.

La notizia dell’arresto giunse immediatamente a Desiderio che accorse in aiuto del prigioniero e insieme ai suoi compagni di viaggio, furono anche loro scoperti e arrestati.

Tutti prigionieri vennero condannati a morte nell’Anfiteatro di Pozzuoli, dove sarebbero stati sbranati dalle bestie feroci (alcune delle fonti riportano che si trattava di leoni, altre di orsi).

Il giorno della condanna però il governatore Draconzio fu costretto a partire e fu nominato suo successore Timoteo. Questi temeva una ribellione da parte del gran numero di cristiani che si nascondevano tra il popolo pagano e potevano opporsi alla condanna dei confratelli. Già tra la gente, si levò infatti la protesta del diacono di Pozzuoli, Procolo e dei suoi compagni Eutiche e Acuzio.

Così Timoteo cambiò la condanna e ordinò che i prigionieri venissero decapitati nell’anno 305, nei pressi della Solfatara di Pozzuoli.

Ancora oggi nel Santuario di San Gennaro alla Solfatara, edificato proprio nel luogo del martirio, è conservata la pietra su cui, secondo la tradizione, fu decapitato il santo.

La vicenda dei sette santi di Pozzuoli secondo la tradizione cattolica

La tradizione cattolica riporta una diversa versione della condanna e dell’esecuzione dei santi di cui troviamo testimonianza nella tela di Artemisia Gentileschi, custodita all’interno del Duomo di Pozzuoli.

All’epoca della successione di Timoteo e all’arresto di Sossio, il santo fu condannato ad essere sacrificato agli dei. Sossio si ribellò con forza a questo supplizio così Timoteo ordinò che fosse bruciato vivo dalle fiamme di una fornace.

L’ordine fu eseguito ma Sossio, per miracolo, rimase illeso. Timoteo, furioso, diede ancora un altro ordine. Sossio fu condannato all’orribile tortura dell’eculeo: il suo corpo sarebbe stato posto su uno strumento e tirato con forza in tutte le direzioni, fino a che i nervi del corpo non fossero tutti lacerati.

Venuto a conoscenza di tutte queste pene, San Gennaro accorse a visitarlo in nome della loro Chiesa. Timoteo seppe del loro arrivo e fece catturare i viaggiatori per interrogarli. Una volta che questi ammisero di essere cristiani e che volevano assistere il loro fratello Sossio, furono incatenati al carro di Timoteo fino a Pozzuoli, dove sarebbero stati dati in pasto alle belve nell’anfiteatro.

Nell’arena si verificò un altro miracolo: San Gennaro fece la sua benedizione e le bestie feroci, una volta liberate, corsero verso il gruppo di prigionieri. Invece di sbranarli, gli animali si accucciarono ai loro piedi e li leccarono in atto di riverenza.

Fu questo il motivo per cui Timoteo fu costretto ancora a cambiare l’ordine. I martiri furono condotti nella piazza che sorgeva nei pressi della Solfatara, per essere quindi decapitati. San Gennaro, passando vicino al governatore, pregò Dio affinché punisse quell’uomo malvagio. Timoteo divenne cieco e subito fermò l’esecuzione.

Con grande stupore e pentimento chiese a San Gennaro di perdonarlo e di pregare Dio affinché gli restituisse la vista. Timoteo riacquistò immediatamente la vista e cinquemila pagani si convertirono al Cristianesimo.

Il tiranno però non poteva disubbidire alle leggi dell’imperatore Diocleziano, quindi nonostante tutto, ordinò che la sentenza di morte venisse subito eseguita.

I corpi dei santi furono presi dal popolo. I cristiani di Pozzuoli presero i corpi dei santi Eutiche e Acuzio insieme a quello che sarebbe diventato di lì a poco il patrono della città: San Procolo.

I corpi di San Festo e San Desiderio, invece, furono presi dai beneventani mentre quello di San Sossio fu portato a Miseno.

Quello di San Gennaro venne dapprima portato a Benevento, per essere poi spostato successivamente nel Duomo di Napoli, dove sono custodite anche le due ampolline di vetro con il sangue del santo.

Le altre persecuzioni a danno dei cristiani

Prima di affermarsi come la più grande religione a livello mondiale, il Cristianesimo si è evoluto al passo delle più grandi civiltà, tenendo testa a violenze e persecuzioni. Fin dalle sue più antiche origini è stato contrastato in ogni modo venendo represso e vietato con ogni mezzo.

Come testimoniano gli scritti evangelici del Nuovo Testamento, le comunità cristiane furono perseguitate dagli ebrei a Gerusalemme e in Palestina tanto che molti cristiani furono costretti a fuggire via da queste terre, come gli apostoli Pietro e Paolo.

I cristiani però, non trovarono vita facile neppure altrove. Fuggendo dalle terre asiatiche, si ritrovarono presto a fronteggiare la potente civiltà romana che si insediò nell’estesa area euro-mediterranea.

I romani non potevano tollerare che nel loro impero si professasse una religione diversa dalla loro. Anche loro, quindi, attuarono una politica di dura repressione nei confronti dei cristiani. Durante il regno di Nerone i cristiani furono accusati di aver appiccato il devastante incendio a Roma e per volere dell’imperatore furono martirizzati gli apostoli Pietro e Paolo, uccisi nel 64 d.C.

Successivamente il Cristianesimo continuava a diffondersi illecitamente. In testimonianze dei più celebri storici dell’epoca, come i testi di Plinio il Giovane, si legge che quando una persona era accusata di professare il cristinaesimo, veniva torturata e interrogata fino alla morte qualora non rinnegava la propria religione.

Altre vicende di persecuzione furono quelle dell’imperatore Decio che nel 250 costrinse ogni cittadino dell’Impero romano a professare il paganesimo e quella di Diocleziano che nel 303 mise in atto la “grande persecuzione”, che fece migliaia di vittime.

Durante la guerra tra persiani e romani del 338, i cristiani furono ancora perseguitati. Con l’editto di Milano, voluto dall’imperatore Costantino nel 313, il Cristianesimo venne riconosciuto nelle terre romane, quale religione lecita. Perciò il popolo di Persia iniziò a perseguitare i cristiani presenti nel loro territorio perché li vedeva come amici del popolo romano e quindi potenziali traditori.

Lo stesso avvenne nelle terre dei visigoti e dei vandali.

Al tempo delle conquiste arabe, invece, ai cristiani venne concesso di professare la loro religione ma furono comunque discriminati anche a livello sociale.

Una lunga storia di guerre e persecuzione che si è protratta per molti secoli ancora ma che nonostante tutto non è riuscita ad ostacolare né smuovere la fede dei credenti.

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