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I sotterranei di Napoli, città bella da cima a fondo

Data
Pubblicato il 
04 luglio 2022
AutoreEmanuela Esposito

Napoli è una delle città più belle del mondo, ricca di storia e cultura, folklore e tradizione e con dei paesaggi unici al mondo. Pochi possono dire di conoscere Napoli fino in fondo, e ancor meno sono quelli che hanno visitato il lato più nascosto della meravigliosa città che si estende per circa 900000 mq sotto le sue fondamenta. Una serie di cunicoli, gallerie, catacombe, pozzi e spazi vari che vanno sotto il nome di siti del sottosuolo di Napoli. 

Questi luoghi così suggestivi e affascinanti si insinuano in vari punti della città con diversi ingressi che conducono in ambientazioni surreali tutte da scoprire.  

Visita i siti del sottosuolo di Napoli

Molti sono gli itinerari e i percorsi possibili per poter visitare le viscere Napoli. In questi luoghi sono nate le leggende e i culti popolari, come quelli legati alla figura del munaciello e dell'acquaiolo

Cunicoli, strade sotterranee, gallerie, catacombe e cisterne sono i luoghi dell’esoterismo partenopeo dove, tra tradizione e leggenda, sono custodite le vicende della storia più antica della città. 

Ciò che accomuna tutti questi luoghi che corrono sotto la superficie della città di Napoli, sono le loro lontane origini. In alcuni di questi ambienti è possibile ripercorrere le antiche strade greco-romane e visitare gli ambienti di tutte le civiltà. Altri sono stati rifugio del popolo durante gli anni dei conflitti bellici mentre altri ancora sono adibiti a museo o a zone di particolari sperimentazioni.

Partiamo alla scoperta dei maggiori e più affascinanti tra i siti del sottosuolo di Napoli. 

Tra le strade della Napoli Sotterranea 

Sotto la superficie della città, a quaranta metri sotto terra, c’è un mondo nascosto dove è rimasta indisturbata una Napoli molto antica.

Questi luoghi sono il risultato dell’avvicendarsi delle più grandi civiltà, a partire da quella greca che dal IV e III secolo a.C., scavavano cave per prelevare la roccia delle antiche costruzioni: il tufo

Ai romani si deve l’organizzazione della rete urbana in cardini e decumani, e la costruzione delle cisterne per l’approvvigionamento idrico delle più antiche città.

Così inizia il tour nella Napoli Sotterranea: visitando quello che era un esteso acquedotto greco-romano.  

Durante il regno spagnolo, l’acquedotto fu ampliato dai viceré che costruirono un acquedotto secondario posto più in superficie rispetto a quello di epoca greco-romana. 

Nell’Ottocento, però, l’acquedotto venne chiuso. Una contagiosa epidemia di colera andava diffondendosi tra le strade della città di Napoli. La chiusura fu necessaria poiché la rete fognaria, costruita sul livello superiore dell'acquedotto, era separata dall’acqua potabile da una parte di tufo. La roccia, estremamente permeabile, causò l’inquinamento delle acque. 

Negli anni della guerra il popolo si rifugiava nei sotterranei della città per trovare riparo, così, tra le strette strade e i passaggi segreti, si possono ancora vedere gli oggetti della vita comune del popolo. Tutti i reperti, i documenti e i materiali datati dal 1940 fino al 1943, sono esposti tra gli ambienti del Museo della Guerra di Napoli Sotterranea dal 2008. Nel 1942 l’acquedotto divenne una discarica abusiva in cui si gettavano tutti i rifiuti edilizi della ricostruzione. 

Delle antiche civiltà permane il Teatro Greco Romano di Napoli Sotterranea. Alla visita si accede da una tipica abitazione napoletana da Via Anticaglia, il cosiddetto “basso”, che altro non è che un cortile interno disposto allo stesso livello della strada. In questa casa, un passaggio segreto conduce a quelle che forse erano le stanze degli attori dell’antico teatro. Una parte dell’area è stata poi ricavata da una falegnameria di artigiani napoletani dove si può ammirare ancora l’arte dei presepi.

La visita all’acquedotto della Napoli Sotterranea ha una durata di circa due ore. Si parte da Via San Gaetano 68 e il prezzo del biglietto, di circa 10 euro, include anche il Museo della Guerra e il Teatro Greco Romano.

Recenti installazioni sono: la Stazione Sismica Arianna e le sperimentazioni botaniche degli Orti Ipogei

Lapis Museum: il Museo dell’Acqua 

Un altro tour proposto dalle associazioni che si occupano di preservare questi siti, è quello proposto nella visita al Museo dell’Acqua di Napoli, conosciuto anche con il nome di Lapis Museum.

Si tratta di un particolare percorso alla scoperta dell’antico Acquedotto della Bolla che si estende nel sottosuolo del centro storico di Napoli. 

Un viaggio tra le cisterne romane e le vasche che per tanti secoli ha costituito la fonte essenziale di acqua potabile per tutta la città. 

Tra le sue cave e i suoi ambienti si aggiravano gli "acquaioli", i venditori ambulanti di acqua fresca e gli “acquafrescai” che ricavavano proprio da questi antichi pozzi l’acqua fresca da vendere alla banca dell’acqua. 

Mosaici e graffiti accompagnano la suggestiva visita che ha inizio dalla Piazzetta della Pietrasanta, nei pressi dell’omonima basilica. Da qui si nel sottosuolo con un ascensore di vetro che attraversa la cavità tra le pareti tufacee dove nel VI secolo sorgeva il tempio dedicato alla dea Diana.   

La visita a questo particolare sito può essere fatta tutti i giorni dalle 10 alle 20 mentre per l’accompagnamento con una guida prevede la prenotazione e specifiche fasce orarie. 

Il costo dell’ingresso è di circa 10 euro.

Il rifugio antiaereo di Napoli sotterranea 

Un’altra parte della Napoli Sotterranea è quella a cui si accede da Vico Sant’Anna di Palazzo 62. 

Questa porzione è caratterizzata da un rifugio antiaereo nascosto nel cuore degli antichi Quartieri Spagnoli di Napoli. 

Scoperto nel 1979, è stato tra i primi siti turistici della Napoli Sotterranea. Cunicoli e cisterne dell’antico ed esteso acquedotto che percorre la maggior parte del sottosuolo di Napoli, furono organizzati per accogliere il popolo napoletano durante i disastrosi eventi bellici.

Così, dopo una discesa di circa quaranta metri sotto la superficie stradale, si arriva al rifugio che un tempo accolse migliaia di persone. Percorrendo questi ambienti si possono scoprire gli impianti di illuminazione dell’epoca, con bagni adattati e graffiti che testimoniano la vita nel sottosuolo. 

Anche in questo caso la visita è organizzata da un’associazione e prevede un ticket di ingresso di circa 10 euro.

La Neapolis di San Lorenzo Maggiore

Passeggiando tra le celebri vie di San Gregorio Armeno, si arriva davanti alla monumentale ed imponente Basilica di San Lorenzo Maggiore. Sotto la sua superficie è custodita una particolare ed estesa area archeologica di origine greco-romana. 

Gli scavi furono portati alla luce durante l’Ottocento quando si scoprì l’esistenza di un'incredibile area sotterranea, composta da vari strati. La parte più antica sono i terrazzamenti di epoca greca ricavati nel tufo durante il IV secolo a.C. Su questi si è poi sviluppata un’altra stratificazione che risale invece all’età imperiale del I secolo a.C. 

Qui sorgono i resti di un antico macellum (il mercato coperto), proprio in corrispondenza del decumano maggiore. Strade e cunicoli si snodano tra le vie di questo antico mercato dove, ai lati della strada, regnava il caos e la vita dei mercanti, affaccendati nelle loro antiche botteghe.

Sotto il transetto della basilica di San Lorenzo Maggiore, infine, è visibile lo strato più recente, caratterizzato da una pavimentazione musiva che copriva parte del suolo di una basilica di epoca paleocristiana, costruita in questo sito nel V secolo. 

Gli scavi rientrano nel complesso della Basilica ed è possibile visitarli tutti i giorni dalle 9:30 fino alle 17:30. 

Il biglietto di accesso per la Neapolis archeologica del Complesso di San Lorenzo Maggiore ha un costo di circa 9 euro ed è possibile visitare il sito autonomamente o con l’accompagnamento di una guida.  

Le catacombe di Napoli

Tra i vari siti delle viscere di Napoli, non potevano mancare i luoghi delle antiche sepolture: le catacombe. 

Tra le principali vi sono le Catacombe di San Gaudioso e le Catacombe di San Gennaro, entrambe visitabili previo acquisto di un ticket di 9 euro. Dal primo utilizzo, il biglietto ha una validità di dodici mesi, perciò se non hai tempo di visitare entrambi i siti, puoi pensare di organizzare una successiva visita.  

Consigliamo di munirsi di torcia elettrica per poter ammirare meglio gli affreschi e le opere conservate all’interno delle catacombe di Napoli.

Catacombe di San Gaudioso

Di origine più recente sono le Catacombe di San Gaudioso che risalgono all’epoca paleocristiana tra il IV e il V secolo. Questo sito sorge in un’altra parte del centro storico della città di Napoli, precisamente nel quartiere Stella della Sanità.

Anche in questo caso si ipotizza una sovrapposizione di strati a partire da una necropoli greco-romana che ha lasciato posto alle catacombe. In questo luogo dedicato da sempre al culto dei defunti, secondo la tradizione popolare, fu sepolto un vescovo proveniente dall’Africa che naufragò nella città di Napoli e vi costruì un monastero. Il vescovo fu poi santificato con il nome di San Gaudioso.

Rimasta per lungo tempo dimenticate sotto al fango, come gran parte dei sotterranei di Napoli, le catacombe furono riscoperte nel Cinquecento. In quegli anni l’antica struttura subì profondi mutamenti per permettere la costruzione della Basilica di Santa Maria della Sanità, che fu costruita proprio sopra l’antica chiesa o cappella di San Gaudioso.

Nel Seicento, a seguito di una devastante epidemia di peste, le catacombe ripresero le loro funzioni cimiteriali, accogliendo i corpi delle vittime di diverse epidemie, compresa quella di colera dell’Ottocento. 

Furono i frati domenicani ad occuparsi delle sepolture, così come si evince dalla presenza degli “scolatoi”.

Queste cavità ricavate direttamente dalla pietra, accoglievano i cadaveri adagiati in posizione fetale, per permettere la fuoriuscita dei liquidi. Una volta che il corpo era essiccato, la testa veniva incassata nel muro mentre il resto delle ossa erano ammassate negli ossari

Oggi le suggestive catacombe si possono visitare dalla cripta della chiesa. In questo spazio che un tempo fungeva da ambulacro catacombale, vi sono affreschi che raffigurano le storie dei martiri, opere di Fera

All’ingresso una nicchia decorata con un mosaico del VI secolo, ospita la tomba di San Gaudioso. Sulla sinistra, invece, si erge la scultura tufacea del Cristo morto, opera del XVII secolo.

Catacombe di San Gennaro

In via Capodimonte, nei pressi della Chiesa dell’Incoronata a Capodimonte, si apre l’ingresso per le Catacombe di San Gennaro.

L’area ha origine tra il II e il III secolo e si è sviluppata intorno alla tomba di una ricca famiglia romana, accogliendo anche la tomba del primo protettore della città: Sant’Agrippino

Le Catacombe di San Gennaro costituiscono il monumento più importante del Cristianesimo a Napoli e sono infatti intitolate come il patrono di Napoli. Fu in questo luogo che le spoglie del martire San Gennaro furono conservate a partire dal Quattrocento. 

Seguì un periodo florido in cui le catacombe acquisirono così tanta importanza che furono sempre più ampliate e adornate fino ad accogliere tombe, non solo negli ambulacri ma anche nel suolo. Nel vestibolo del piano inferiore è situata una vasca battesimale voluta da Paolo II nel VIII secolo.

Quando il principe longobardo Sicone I trafugò le spoglie del santo martire, però, le catacombe piombarono in un lungo periodo di abbandono e decadimento. Fu solo nel XVIII secolo che le catacombe di San Gennaro riconquistarono l’interesse del pubblico, divenendo tappa del Grand Tour.   

Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, offrirono rifugio alla popolazione napoletana, subendo svariati danneggiamenti. 

Un'opera di risanamento fu fatta dall’arcivescovo Corrado Ursi, che nella seconda metà del Novecento fece ripristinare le catacombe ed inaugurò l’attuale ingresso. La scala conduce al ritratto più antico di San Gennaro, che risale al V secolo. Da qui seguono mirabili affreschi di santi e martiri fino ad un passaggio attraverso tre archi che conduce ad una maestosa basilica ipogea

Proseguendo oltre ci s’imbatte in una scultura basilicale del VI secolo su cui sono raffigurati i 14 vescovi napoletani. Nella cripta mosaici e ritratti raffigurano i vescovi, mentre al di sotto di questo spazio venne ricavata dal tufo la confessio di San Gennaro, una delle aree più vicine a dove un tempo era custodita la tomba del santo. 

La Galleria Borbonica

Nel quartiere di San Ferdinando, una delle zone più antiche del centro storico di Napoli, si cela una delle cavità sotterranee più estese della Napoli sotterranea.

La Galleria Borbonica fu voluta da Ferdinando II di Borbone che ne commissionò l’opera ad Errico Alvino nel 1853. 

La galleria sotterranea doveva mettere in comunicazione il Largo della Reggia, dove oggi sorge Piazza del Plebiscito, con Piazza della Vittoria. L’opera rientrava tra le costruzioni pubbliche, ma la verità è che il re ne volle la costruzione per assicurarsi una valida difesa in caso di tumulti cittadini. I suoi soldati provenienti dalla Caserma Vittoria e dalla Caserma Cavallerizza avrebbero potuto accorrere rapidamente in difesa della famiglia reale. 

Il progetto originario doveva prevedere due corsie: la Strada Regia e la Strada Regina. Tuttavia, per le difficoltà incontrate durante la costruzione, il traforo si compone di un unico tunnel sotterraneo che venne inaugurato nel 1855. La costruzione della Galleria Borbonica vide diversi ostacoli, tutti superati grazie all’ingegno di Errico Alvino. I due ponti sotterranei permisero di superare la presenza di due ampie cisterne dell’acquedotto. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli ambienti della galleria furono allestiti a rifugio antiaereo elettrificato, mentre nel dopoguerra la galleria fu utilizzata come deposito giudiziario di beni sequestrati.

I palazzi della superficie, invece, utilizzavano gli ambienti alla stregua di discariche abusive. 

In anni più recenti, la Galleria Borbonica è stata oggetto di studio e nel 2007 furono riscoperti altri ambienti che hanno stimolato un’importante opera di riqualificazione e di messa in sicurezza. 

Il sito è stato riaperto al pubblico dal 2010. 

Oggi è possibile visitare la Galleria Borbonica che è diventata un ambiente piacevole e suggestivo. Una sapiente rete di illuminazione valorizza tutti gli ambienti ed esalta l’esposizione di auto e moto d’epoca. Tra gli altri reperti rinvenuti nel sito, vi è un monumento dedicato al fascista Aurelio Padovani mentre nel 2013 è stato riportato alla luce un secondo rifugio antiaereo.

Il biglietto d’ingresso per visitare la Galleria Borbonica ha un costo di circa 10 euro e il sito è aperto dal venerdì alla domenica. Vi è la possibilità di organizzare anche visite private per gruppi di quattro persone, ad un prezzo di 110 euro. Eventi e concerti vengono occasionalmente organizzati tra gli ambienti della galleria e prevedono un prezzo diverso.

L’ingresso principale per accedere alla Galleria Borbonica è dal parcheggio Morelli. Altri due ingressi secondari si aprono da vico del Grottone 4, nei pressi di Piazza del Plebiscito, e da Via Monte di Dio 14. 

Cose da sapere per visitare i vari siti della Napoli del sottosuolo

Nel sottosuolo di Napoli la temperatura presenta qualche grado in meno rispetto a quella della superficie quindi consigliamo di visitare i siti del sottosuolo muniti di abbigliamento adeguato e scarpe comode. 

Durante le visite potrebbe essere necessario attraversare qualche spazio più angusto e, nonostante la soddisfacente rete d’illuminazione, consigliamo di portare con se un’eventuale torcia elettrica o di fare affidamento sulla relativa funzionalità del cellulare per non perdersi neppure il minimo dettaglio. 

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