I Campi Flegrei: tra fave, pomodorini, piselli e cicerchie

I Campi Flegrei: tra fave, pomodorini, piselli e cicerchie

14 febbraio 2020

Emanuela Esposito

L’area dei Campi Flegrei, che si estende nel Golfo di Pozzuoli, è conosciuta fin dall’antichità e in tutto il mondo, per la sua vivace attività vulcanica. Molti la temono e la studiano essendo una vasta caldera in fase di quiescenza. Eppure è proprio questa sua caratteristica vulcanica che l’ha resa, e la rende, un’area estremamente ricca e favorevole alle coltivazioni. Numerosi sono i prodotti tipici e tradizionali che vengono coltivati in quest’area e rappresentano delle eccelse “specialità” dal gusto e dalle proprietà peculiari, tra cui: cicerchie, fave, piselli e pomodorini, davvero unici nel loro genere.

I presidi Slow Food dei Campi Flegrei 

In tempi moderni sta crescendo sempre più l’interesse per coltivazioni tipiche italiane e genuine che fanno parte delle tradizioni popolari. La regione dei Campi Flegrei è un’area molto ricca e possiede propri prodotti tipici che nascono sul suo territorio. I presidi slow food hanno l’obiettivo di preservare la biodiversità e le tradizioni di questi prodotti tipici attraverso uno studio delle tradizioni e un recupero dei semi che i contadini più conservatori, custodiscono gelosamente tra le loro coltivazioni. 

Di seguito osserviamo più da vicino quali sono prodotti tipici dei territori flegrei, con la loro storia e le loro caratteristiche peculiari. 

Cicerchia dei Campi Flegrei

Quando parliamo di cicerchie indichiamo dei legumi vagamente simile ai ceci. Sono coltivate nei territori flegrei sin dall’epoca romana. Erano, infatti, già conosciuti con il nome di Cicercula e costituivano uno tra i principali prodotti consumati dalle famiglie dei contadini. Dopo gli anni ‘60, tuttavia, la coltivazione della cicerchia venne quasi del tutto abbandonata e ancora oggi il suo consumo è in declino. Questo è il motivo per cui alcune aziende agricole, rispettose del territorio e delle tradizioni, si impegnano a recuperare questo prodotto attraverso la sua semina e coltivazione, lungo i terrazzamenti dei vigneti. In particolare un piccolo gruppo di contadini bacolesi, tra cui la famiglia Di Meo, ha continuato a produrlo per uso familiare. Alcuni ristoratori, inoltre, hanno cominciato a proporre la cicerchia nei loro menù, nel tentativo di far conoscere il suo sapore rustico e genuino e dalla polpa granulosa. 

Uno dei buoni motivi per non far sparire la cicerchia è che ha ottime proprietà salutistiche: è ricca di proteine, vitamine B1, B2 e PP, oltre che sali minerali, amido e fibre.

La semina avviene tra gennaio e febbraio. A luglio il cespuglio viene tradizionalmente estirpato, fatto essiccare e “battuto” con il vivillo, un antico strumento dei contadini flegrei. Il materiale di “scarto” verrà utilizzato come foraggio, mentre i semi saranno selezionati per essere piantati oppure consumati. 

Pisello Santa Croce 

Il Pisello Santa Croce è una particolare varietà che viene coltivata, oggi, a Quarto. Un tempo i Piselli Santa Croce erano ricercatissimi per la loro forma ultrafine e per la ineguagliabile dolcezza. Questi figli della terra flegrea, prodotti tipici di Quarto di Marano, erano richiesti e presenti nei mercati di tutta l’Italia. Davano ai contadini tanta ricchezza da essere considerati ed appellati con il nome di “oro verde”. 

La coltivazione del Pisello Santa Croce era un’attività molto redditizia perché la loro semina effettuata a settembre garantiva frutti fino a marzo. 

Durante gli anni ‘60, con la monopolizzazione delle coltivazioni e la successiva urbanizzazione di Quarto, principale centro di produzione, iniziò un forte declino che portò questo tipo di Pisello e ora resiste solo per la forte volontà e determinazione di pochi contadini. I suoi semi hanno un sapore davvero dolce e possono anche essere consumati freschi, beneficiando del suo ricco apporto di amido e proteine. 

Fava di Miliscola 

La Fava dei Campi Flegrei, della varietà Vittulana, è uno dei prodotti tipici più apprezzati e forse più coltivati della zona. Coltivata già da Greci e Romani, la fava dei campi flegrei era uno tra i cibi fondamentali delle tavole povere ed era anche essenziale per le coltivazioni: veniva seminata per arricchire i terreni di azoto e prepararli a prossime colture. Questa tipologia di fava è ricca di proteine, vitamine e ferro ed è molto apprezzata per il suo basso contenuto di grassi. Il sapore unico e la notevole tenerezza fanno da sempre rientrare questo legume nella tradizione napoletana della Quaresima, quando viene consumata fresche in abbinamento a salumi e formaggi. Le fave dei campi flegrei si abbinano molto bene anche a piatti a base di carne di maiale, pancetta o lardo, o ad erbe aromatiche. La varietà “vittulana” si contrappone alla “quarantina” che ha semi più piccoli. Viene generalmente seminata in autunno e raccolta a partire dal mese di marzo.

Pomodoro Cannellino dei Campi Flegrei 

Il Pomodorino Cannellino è uno dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Campania. Fa parte delle eccellenze dei Campi Flegrei perchè è qui che questo piccolo gioiello rosso viene coltivato sin dall’ottocento. Il suo nome deriva dalla peculiarità di coltivazione che prevede la costruzione di impalcature costituite da canne di bambù, da cui deriva appunto il nome “cannellino”,  intrecciate da fili di canapa o juta, al di sopra di un telo che impedisce alle piante infestanti di crescere.

Un’importante e lunga tradizione che stava per scomparire a causa della bassa resa industriale che si può ricavare da questo pomodorino ma le associazioni di agricoltori locali si stanno impegnando per promuovere e dare un nuovo slancio a questo piccolo ma gustosissimo prodotto tipico locale. Il suo sapore è un equilibrio perfetto tra dolcezza, acidità e sapidità. Il pomodorino cannellino si abbina a qualsiasi tipo di piatto, sia cotto che crudo.

La Denominazione di Origine Controllata tuttavia non è stata ancora data a questo importantissimo prodotto tipico flegreo