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La Chiesa di Santa Maria del Parto

Via Mergellina, 80122 Napoli

Durata visita: 1h  - Accesso gratuito
  • Nessun supporto in lingua straniera

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  • Parcheggio non disponibile

    Parcheggio disponibile

  • Non adatto ai bambini

    Adatto ai bambini

  • Con barriere

    Senza barriere

  • Animali non ammessi

    Animali ammessi

Sull'insenatura di Mergellina sorge la Chiesa di Santa Maria del Parto, nel quartiere Chiaia. È stata costruita nel XVI secolo per volere di Jacopo Sannazzaro, poeta e umanista italiano, su una sua proprietà ricevuta in dono dal re Federico d'Aragona. Al suo interno troviamo la tomba del poeta e il presepe di Giovanni da Nola, fatto realizzare dallo stesso Jacopo.

Fu dedicata a Santa Maria del Parto, nome derivante da uno dei capolavori del poeta De Partu Virginis e divenne luogo di preghiera per tutte le donne incinte o desiderose di un figlio.

Perché visitare la Chiesa di Santa Maria del Parto

La Chiesa di Santa Maria del Parto è un meraviglioso tesoro napoletano tra le rocce di Mergellina, circondato da splendidi paesaggi. Il sagrato affaccia su un piazzale al quale si accede con tre rampe strette di scale: il piazzale è in realtà il tetto di un edificio sottostante che originariamente doveva essere un giardino di pioppi. La facciata con forma rettangolare si divide in due parti: la parte inferiore ha un arco più grande e uno più piccolo, raggiungibile con cinque scalini, attraverso il quale si accede al vestibolo, la parte superiore invece è caratterizzata da tre balconi con stucchi riproducenti un timpano e nella parte centrale in un altro timpano si trova un rosone, sormontato da una croce in ferro.

Ai lati del vestibolo nella parte inferiore ci sono altri due archi utilizzati come ingressi secondari, sormontati da due epigrafi narranti alcuni eventi della storia della chiesa. Al di sopra delle epigrafi si possono ammirare le figure affrescate, purtroppo rovinate dal tempo, di Federico d'Aragona e Jacopo Sannazzaro. Nel lato destro in una sorta di cappella è custodito il presepe di Giovanni da Nola.

La chiesa ha un'unica navata decorata con stucchi bianchi e dorati che riprendono i simboli della passione di Gesù, le allegorie della Fortezza, la Carità, la Fede e la Speranza. Lungo la navata si aprono sei cappelle, tre su ogni lato dove è possibile ammirare splendide opere come il dipinto di San Francesco Candido, San Filippo Benizi che resuscita un bambino e l'opera di Leonardo Grazie da Pistoria, San Michele che scaccia il demonio, conosciuta anche come il Diavolo di Mergellina. Sulla cantoria che ospitava il coro in passato, c'è un organo con rifiniture in legno dorato e verde scuro risalente al 1770.

L'altare maggiore fu aggiunto nel XVII secolo, realizzato da Pietro Nicolini: qui si trova la statua Madonna con Bambino in legno di Francesco Saverio Citarelli. Un altro arco divide la navata dall'abside sul retro dell'altare, anch'esso con vari affreschi come l'Annunciazione, la Visitazione e la Natività e nel quale è possibile ammirare la tomba di Jacopo Sannazzaro.

La tomba di Jacopo Sannazzaro

È un monumento funebre realizzato da Giovanni Angelo Montorsoli, ricavato da blocchi di marmo di Carrara in cui si riconosce l'influenza della scultura di Michelangelo Buonarroti. Il basamento è stato realizzato dai fratelli Pietro e Bartolomeo Ghetti: sulla parte centrale c'è un epitaffio retto da due putti che dice "Da sacro cineris flores: hic ille Maroni Sincerus Musa proximus ut tumulo", in italiano "Spargi fiori sulle sacre ceneri: qui giace Sincero vicino a Marone nella poesia come sepolcro". L'intero sepolcro mette in risalto la poesia di Jacopo Sannazzaro e mostra le sue virtù da gentiluomo in vita.

Curiosità sulla Chiesa di Santa Maria del Parto

Il dipinto nella chiesa San Michele che scaccia il demonio è legato alla leggenda molto intrigante del Diavolo di Mergellina: Matilde Serao racconta del cardinale Diomede Carafa, innamorato di una certa Isabella che ricambiò per poco tempo il suo amore, lasciandolo per un altro pretendente. Quando la donna lo lasciò, il cardinale si liberò dal dolore commissionando il dipinto a Leonardo da Pistoia.

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