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Il Tondo di Capodimonte e le scale della principessa Jolanda

Corso Amedeo di Savoia, 80136, Napoli

Durata visita: 1h  - Accesso gratuito
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Napoli nasconde meraviglie e sorprese ad ogni angolo, tra queste il Tondo di Capodimonte e le Scale della principessa Jolanda.

A rendere ancora più romantico questo percorso, in particolare la scalinata, è la recente aggiunta di un cartello stradale con la dicitura "Kiss Please", che suggerisce agli innamorati di baciarsi in un punto panoramico con una vista mozzafiato su Santa Teresa con l'isola di Capri all'orizzonte. Un cartello simile si trova anche sul belvedere di Trentinara in Cilento, con vista sul Golfo di Salerno.

Per arrivare al Tondo e poi salire le scale, occorre dirigersi Corso Napoleone, oggi Via Santa Teresa degli Scalzi e Corso Amedeo di Savoia. Una strada rettilinea che congiunge il centro storico alla Reggia di Capodimonte, scavalcando il vallone della Sanità con un ponte, attualmente ponte Maddalena Cerasuolo.

Il percorso urbano di Capodimonte che si allunga fino al centro storico, scandito da panorami incantevoli, è il risultato del lavoro di Antonio Niccolini, un architetto legato ai Borbone.

La strada termina con una piazza ellittica, il cosiddetto Tondo. Al centro della piazza, nel giardino sono installate delle fontane a vasca, che devono essere lasciate alle proprie spalle per poter seguire la strada verso la residenza reale.

Gradini di Capodimonte, anche conosciuti come le Scale della principessa Jolanda, sono stati progettati in piperno scuro dallo stesso Niccolini tra il 1832 e il 1836. Già in origine l'opera prevedeva una scalinata monumentale con diversi sedili e divisa in più scaglioni, circondata da un boschetto composto in parte da alberi secolari. Uno tra questi in particolare, presente al centro dello spiazzale, è rimasto pressoché identico a 200 anni fa.

La scala è arricchita da marmorei vasi canopi egizi, situati sui pilastri che segnano l’inizio della scalinata, e da ghirlande: su quella di sinistra c'è la dicitura dei giardini, su quella a destra lo stemma di Napoli e quello della casata Savoia.

Alla base della gradinata si trova la fontana di Capodimonte, pensata come una grande vasca per permettere ai cavalli di abbeverarsi prima di salire fino al Regresso. Il Regresso è così chiamato perché a questo incrocio le carrozze dei nobili si fermavano per effettuare un cambio di cavalli, che, ormai stanchi, tornavano giù verso il centro, cioè regredivano.

L'intero lavoro fu dedicato alla primogenita di re Vittorio Emanuele III, la principessa Jolanda Margherita di Savoia. Le scale sono state intitolate alla principessa ma non se ne conosce la ragione precisa. Sicuramente si tratta di una donna da ricordare con rispetto e ammirazione, infatti si ribellò a un matrimonio combinato per un'altra scelta d'amore, rinunciando al titolo di regina d'Inghilterra.

Le origini del progetto e la determinazione dell'architetto Niccolini

La collina boschiva di Capodimonte fu scelta da Carlo di Borbone come luogo perfetto su cui costruire un palazzo reale che fungesse sia da riserva di caccia che galleria d'arte e antichità per la collezione Farnese.

I lavori per la costruzione della reggia di Capodimonte partirono nel 1738, ma ben presto si riscontrarono diversi problemi logistici legati soprattutto alle difficoltà nel trasporto del materiale sulle strade curve e ripide del vallone della Sanità.

Con Ferdinando IV, quindi, si cominciò a progettare una soluzione. Fu però con l'arrivo di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat che Capodimonte fu avvicinata al centro, favorendo l'urbanizzazione della zona con la costruzione del Corso, il cui progetto rimase incompleto dopo la caduta di Murat, poi ripreso e rimodernato da Francesco I di Borbone.

L'architetto Niccolini ricevette l'incarico nel 1826. Il progetto originale è stato realizzato, però, solo in parte: quest'ultimo prevedeva una scala monumentale e un giardino contenente piante di diverse e rare specie, idea considerata inutile e costosa dal ministro di ponti e strade, la cui propensione era quella di delimitare alle piante solo un piccolo spiazzo.

Il Niccolini non si arrese e portò il ministero in tribunale, ma perse la causa; a questo punto si impegnò a proprie spese per la realizzazione della scala della principessa Jolanda, infatti decise di vendere alla Casa Reale la propria collezione di antichità per acquistare il terreno su cui avrebbe voluto costruirla, dedicando al giardino tanto desiderato solo una piccola zona anteriore alla scala. Solo 10 anni dopo, nel 1836, grazie ai diversi solleciti del Re per i lavori pubblici, l'opera fu inaugurata.

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