Garantiamo esperienze incredibili:Soddisfatto o rimborsato!
Scopri

Vicolo San Liborio

Via San Liborio 80, 80134, Napoli

Durata visita: 15min  - Accesso gratuito
  • Nessun supporto in lingua straniera

    Supporti in lingua

  • Parcheggio non disponibile

    Parcheggio disponibile

  • Non adatto ai bambini

    Adatto ai bambini

  • Con barriere

    Senza barriere

  • Cani ammessi

    Animali ammessi

Qui in Vico San Liborio è visibile la targa posta in occasione del trentennale della scomparsa di Eduardo De Filippo, il 31 ottobre 2014, che ricorda Filumena Marturano, uno dei suoi personaggi più famosi.

Fllumena Marturano è una delle 56 commedie scritte da Eduardo De Filippo, attore e regista che ha raccontato la società del suo tempo.

Il 6 luglio 2019, un collettivo di artisti dell'associazione  "Miniera", ha realizzato in via San Liborio anche un murales alla targa che fu posta dalla Radiazza di Simioli.

Eduardo scrisse la commedia per omaggiare il talento della sorella, Titina De Filippo, che gli fece richiesta di un personaggio femminile.

Altre bravissime attrici dopo Titina, hanno interpretato Filomena, Regina Bianchi e Mariangela Melato ma il volto scelto per il murale è quello di Sofia Loren che recitò nella sua versione cinematografica "Matrimonio all'Italiana".

Eduardo ha più volte sottolineato di aver raccontato una storia reale, accaduta proprio qui, a pochi passi da piazza Carità.

Testimoni locali raccontano di ricordarsi della vera Filumena, che aveva solo 17 anni quando per far sopravvivere la sua poverissima famiglia iniziò a prostituirsi.

Un teatro universale, quello di Eduardo che porta in scena sentimenti validi in tutte le epoche e a tutte le latitudini. Non fa eccezione Filumena Marturano, la commedia, scritta nel 1946, è infatti quella più rappresentata all'estero.

L'incipit della commedia

Uno dei temi portanti di De Filippo è la famiglia: il rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli e il senso di solitudine e l'amore.

La Filumena Marturano di Eduardo è una donna che vuole riscattare la miseria umana e economica che ha avuto, cercando tutta la vita di formare la sua nuova famiglia. Prostituta si innamora di Domenico Soriano, un ricco negoziante, un dolciere napoletano, con i pregi e i difetti della borghesia.

Nonostante una relazione trentennale infatti, il signor Soriano, non sposa mai Filomena e frequenta altre donne.

Per questo ormai stanca, Filomena si fa credere di essere in punto di morte e si fa sposare .

Il Vico San Liborio nella Commedia

Il Vico viene nominato tre volte durante la commedia, quando Rosalia, la donna di servizio, parla di quando conobbe Filomena.

- Al vicolo San Liborio ebbi a conoscere donna Filomena, che, bambina, giocava con i miei tre figli. Dopo ventun anni, i miei figli, poiché non trovavano lavoro, se ne andarono uno in Australia e due in America… e di loro non ho più avuto notizie. Rimasi sola: io, i cacciamosche e i cappelli di Piedigrotta.- e sarà lei stessa a rinominarla verso la fin della commedia - Mi ha fatto portare mille lire e cinquanta candele alla Madonna delle rose al vicolo San Liborio. -

Il vicolo, appare soprattutto nel monologo più famoso che è stato portato anche da Lisa Sastri per la Cantata delle Parole Chiare in Senato

Il monologo di Filomena

- Di me non devo dire niente! Ma di me fino ai miei diciassette anni, sì. (Pausa) Avvocato, conoscete quei bassi… A San Giovanniello, ai Vergini, a Forcella, ai Tribunali, al Pallonetto! Neri, affumicate… dove d’estate non si respira per il caldo perché la gente è tanta, e d’inverno il freddo fa sbattere i denti…Dove non c’è luce neanche a mezzogiorno… Pieni di gente! Dove è meglio avere freddo che avere caldo… In uno di quei bassi, al vicolo San Liborio, abitavo io io con la famiglia mia. Quanti eravamo? Una folla! Io non so che fine ha fatto la mi famiglia. Non voglio saperlo. Non lo ricordo!... Sempre con le facce girate, sempre in urto l’uno con l’altro… Andavamo a dormire senza dirci: «Buonanotte!». Ce svegliavamo senza dirci: «Buongiorno!» Ricordo solo una parola buona, che mi disse mio padre… e quando me la ricordo tremo ancora… Avevo tredici anni. Mi disse: «Ti stai facendo grande, e qui non c’è da mangiare, lo sai?» E il caldo!... Di notte, quando si chiudeva la porta, non si poteva respirare. La sera ci mettevamo intorno alla tavola… Un solo piatto grande e non so quante forchette. Forse non era vero, ma ogni volta che mettevo ‘la forchetta in quel piatto, mi sentivo osservata. Mi sembrava di rubarlo, quel cibo!... Avevo diciassette anni. Passavano le signorine vestite bene, con belle scarpe, e io le guardavo… Passavano sottobraccio ai fidanzate. Una sera incontrai una mia amica, che non conobbi talmente stava vestita bene… Forse, allora, tutto mi sembrava più bello… Me disse: (Sillabando) «Così… così… così…» Non ci dormii tutta la notte… E il caldo… il caldo… E conobbi te! (Domenico trasale) Là, ti ricordi?... Quella «casa» mi sembrava una reggia… Una sera tornai al vicolo San Liborio, il cuore mi batteva forte. Pensavo: - Forse non mi guarderanno in faccia, mi metteranno alla porta!» Nessuno mi disse niente: chi me dava la sedia, chi m’accarezzava… E mi guardavano come se fossi una superiore a loro, che dà soggezione… Solo mamma, quando andai a salutarla, aveva gli occhi gonfi di lacrime… Non ritornai più a casa mia! (Quasi gridando) Non ho ucciso i miei figli! La famiglia… la famiglia! Ci ho pensato per venticinque anni! (Ai giovanotti) E vi ho cresciuti, vi ho fatto diventare uomini, ho derubato lui (Mostra Domenico) per crescervi! -

Suggerimenti e idee di viaggio dal blog

Hai bisogno di un passaggio?Scegli la soluzione più adatta a te.

Lascia la tua email e ricevi aggiornamenti sulle nuove proposte di viaggio.