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Basilica di Sant’Antonino e la storia del Patrono di Sorrento

Piazza Sant’Antonino 1, 80067 Sorrento

Durata visita: 40min  - Accesso gratuito
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  • Gratuito e non custodito

    Parcheggio disponibile

  • Non adatto ai bambini

    Adatto ai bambini

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  • Animali non ammessi

    Animali ammessi

Tra le chiese più importanti della città sorrentina vi è la Basilica di Sant'Antonino Abate. Tale importanza deriva dal fatto che, oltre ad essere la sede privilegiata per la devozione a Sant'Antonino, conserva al suo interno tesori di grande significato religioso. In questa chiesa monumentale, inoltre sono custodite le spoglie del santo, patrono della città di Sorrento e dell'Antica Archidiocesi.

Chiesa del santo Patrono di Sorrento: Basilica di Sant'Antonino

Passeggiando tra le strade di Sorrento, poco distanti dal principale Corso Italia, ci si trova dinanzi a una delle chiese più significative per il popolo della costiera. Tale grandiosità si evince già dalla sua struttura.

La facciata in tufo grigio, presenta il classico stile romanico. Orizzontalmente è divisa in due piani mentre delle lesene ne delimitano verticalmente tre parti. Un arco centrale funge da ingresso, mentre nella parte superiore si aprono tre finestroni. Guardando ancora più su si nota il campanile che sembra tutt'uno con la struttura.

Varcando il suggestivo arco d'ingresso ci si trova immediatamente in un piccolo porticato. Questo, sul lato destro, conserva il primo tra i tanti tesori della basilica. In un'urna riposano le spoglie del rettore Francesco Gargiulo affianco alle ossa di balena, cui è attribuito un grandioso miracolo di Sant'Antonino.

Segue la porta di accesso alla chiesa dove, in un'edicola, si può ammirare un affresco del patrono.

La pianta è a croce latina, divisa in tre navate.

Quella centrale è delimitata ai lati da archi che sovrastano le colonne in granito e su cui sono raffigurate scene della vita di Sant'Antonino. Sul soffitto, decorato da rosoni d'oro, vi sono tre tele. Una raffigura Sant'Andrea Avellino. Sulla seconda è raffigurata la liberazione dal diavolo della figlia del principe Sicardo, operata da Antonino. La terza, infine, è un ritratto di San Gaetano di Thiene.

Nelle due navate secondarie, invece, vi sono rispettivamente due cappelle. Quelle del lato destro dedicate alla Madonna del Rosario e ai Santi Giuseppe e Andrea Avellino. Quelle a sinistra, invece, sono dedicate a San Gaetano e all'Immacolata. Nella stessa area è posta anche una statua della Vergine del 1848, di Francesco Saverio Citarelli. Lungo queste navate otto scene raccontano la vita dei Santi Gaetano e Andrea.

Sul soffitto della crociera domina un dipinto dello Spirito Santo che sovrasta imponente l'altare maggiore con l'abside e il coro ligneo. Anche qui delle preziose tele riportano delle raffigurazioni del santo e la liberazione di Sorrento dall'assedio di Giovanni Grillo e dalla peste.

Due reliquiari del 1608 contengono rispettivamente le reliquie di San Baccolo e di San Placido.Questi, inizialmente custoditi nella cattedrale di Sorrento, vennero poi trasferiti qui alla fine del '600.

Ad un lato della chiesa, vi è una piccola porta del X secolo, inserita tra due colonne in marmo giallo con capitello corinzio. Queste sorreggono un arco dove è inciso una croce tra due palme.

In fondo alla chiesa, tramite due scalinate, si può accedere alla parte sottostante: la cripta.

Questa ospita forse il più importante tra i tesori della chiesa: in una balaustra vi è l'altare con le spoglie del Santo patrono. Una lampada ad olio in argento illumina le reliquie e viene accarezzata dai fedeli devoti.

Altri due altari minori riservano ulteriori sorprese: in uno vi è il crocifisso in legno, ricoperto d'argento che, in occasione di calamità o anche in segno di penitenza, viene portato con fede in processione. Nell'altro, è esposto un affresco della Madonna delle Grazie del XIV secolo. Questo era originariamente dipinto sulle mura della città. Altre tele raffiguranti i santi, sono esposte nella cripta così come numerosi ex voti.

Anche la sagrestia è molto ricca. Accedendo da due ingressi si nota la bella pavimentazione maiolicata e anche qui sono raccolte opere d'arte come tavole ad olio, dipinti e sculture in legno ed altri ex voti.

Si può osservare un particolare presepe. Questo originariamente era composto da numerosissimi pezzi risalenti al XVIII secolo realizzati in rame, avorio, vetro ed oro. Si racconta, però, che una notte di fine gennaio del 1983, tutti le preziose statuette furono rubate. Un nuovo presepe venne realizzato con le donazioni del fedele popolo di Sorrento che donarono alla basilica, alcune parti dei loro presepi. Questo è il motivo per cui oggi il presepe appare come un tipico presepe napoletano con scorci dei meravigliosi paesaggi sorrentini.

Tra leggende e miracoli: Sant'Antonino

Diverse sono le leggende legate alla figura di Sant'Antonino e i miracoli che furono attribuiti al Patrono sorrentino.

Si narra che un giorno, mentre gli adulti erano a pesca nelle tonnare, i bambini erano sulla spiaggia a giocare. Improvvisamente però, a largo comparve un'enorme balena che, affamata, si spinse fino a riva e fece, del piccolo Pasqualino, un sol boccone. Le mamme terrorizzate non sapevano come fare e la voce si sparse, velocemente fino al paese. Lì, trovarono risposta in un umile abbate del monastero di Sant'Agrippino, che accorse alla spiaggia. Era Sant'Antonino che con fermezza ordinò alla grossa balena di lasciar andare il bambino. Allora la bestia vomitò ubbidiente sulla sabbia, e finalmente il bambino ne uscì fuori salvo.

Un'altra leggenda è, invece, legata ad una statua d'argento che ancora si può ammirare nella basilica. Sulla statua raffigurante Sant'Antonino, si legge la data del 2 febbraio 1564 e il nome del suo realizzatore: Scipio Costantio.

Leggenda vuole che una prima statua fosse stata realizzata nel 1494 ma che a seguito di un'incursione saracena, questa fosse stata fusa per ricavarne armi. I sorrentini, però, vollero realizzarne un'altra. Il problema è che non avevano abbastanza denaro per comprare la quantità d'argento necessaria e così la statua non veniva mai terminata. Sant'Antonino in persona, si recò dall'orafo incaricato di compiere l'opera consegnandogli il resto della somma. Inoltre il santo rimase lì di modo tale che l'opera gli assomigliasse il più possibile. Quando i sorrentini si recarono anch'essi dall'artigiano e vennero a sapere dell'apparizione del santo e del significativo miracolo, fecero aggiungere alla statua un sacchetto tra le mani del santo, simbolo della vicenda e della bontà del patrono.

Nella cripta, affianco alle reliquie del santo, vi è una lampada ad olio, che illumina senza sosta l'altare. I fedeli che si recano sul luogo sono soliti accarezzarla in quanto questa è legata ad una tradizione. Si dice che dopo essersi rotto una gamba, Sant'Antonino dolorante, sognò la Madonna che gli suggerì di prendere dell'olio da un’ampolla. Il mattino seguente, quando il santo si svegliò, si accorse di essere guarito.

In uno degli affreschi che raffigurano le vicende della vita del santo, appare quella della Liberazione della figlia del Principe Sicardo.

Correva l'anno 835 quando il principe di Benevento, il longobardo Sicardo, assediò Sorrento. Durante questa vicenda fu lanciato un grosso sasso contro le mura cittadine dove fu sepolto il santo. Tuttavia il muro non si scarfì.

Il Patrono Sant'Antonino, apparve così in sogno al principe e lo rimproverò.

Turbato il signore longobardo proseguì nella sua opera d’assedio. A quel punto un messaggero lo informò che la sua amata figlia, Adeodata, era posseduta dal diavolo. Il Principe fu così costretto ad arrendersi e, consapevole della potenza del santo, portò la figlia al cospetto della tomba di Sant'Antonino per chiedere (così come ottenere) la liberazione della ragazza.

La vita di Sant'Antonino

Sant'Antonino, nacque probabilmente a Campagna d'Eboli nel VI secolo. Si recò poi a Cassino dove divenne monaco benedettino. I barbari longobardi però saccheggiarono il monastero di Montecassino e tutti i monaci furono costretti alla fuga. Sant'Antonino si recò così a Stabia (attuale Castellammare). Per lungo tempo visse da eremita in una grotta sul Monte Aureo, cibandosi di erbe. Venne poi raggiunto da un suo amico che aveva conosciuto nel monastero di Stabia, il vescovo San Catello. Ai due, un giorno, apparve l'arcangelo Michele che chiese loro di costruire una chiesa in quel punto. I due si misero subito all'opera ed eressero così una chiesa di legno e pietre sul monte Faito che fu meta di tanti pellegrinaggi. Furono però accusati di stregoneria e dovettero abbandonare il piccolo eremo. I sorrentini che avevano conosciuto Sant'Antonino, lo invitarono a trasferirsi in città, presso il monastero benedettino di Sant'Agrippino. Di questo monastero, a seguito dei suoi molteplici miracoli, fu nominato abate.

Morì il 14 febbraio 625.

Dopo la sua morte i sorrentini eressero la cripta e la basilica sul luogo della sua sepoltura, sul bastione della cinta muraria perché per suo volere fu sepolto nelle stesse mura.

Storia della Basilica di Sant'Antonino

La basilica fu costruita nel XI secolo nello stesso luogo dove sorgeva, anzitempo, un oratorio dedicato al santo. In parte questo fu inglobato nelle mura della chiesa.

Tale luogo corrispondeva, inoltre, anche alle mura cittadine dove erano state sepolte le spoglie miracolose del santo.

La chiesa fu eretta utilizzando le pietre provenienti dai templi pagani e dalle ville romane che un tempo sorgevano lungo la costa.

Inizialmente la chiesa era retta da un arciprete ma assunse un'importanza tale che fu nominato un rettore regio.

Nel 1378 fu istituita la confraternita deI Battenti con lo scopo di incrementare il culto pubblico, le opere di carità e di penitenza e la catechesi.

Nel 1608, invece, la chiesa passò ai Padri Teatini che la restaurarono conferendole internamente lo stile barocco che ancora oggi la caratterizza.

Anche la facciata ed il campanile vennero rifatti nel 1668 e successivamente vennero decorati con fregi e stucchi.

Un’ulteriore ristrutturazione seguì il terremoto dell'Irpinia del 1980 che danneggiò la chiesa. Piccole opere di restauro vennero eseguite nel 2010.

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