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Il Museo Cappella Sansevero

Via F. De Sanctis, 19/21, 80134, Napoli

Durata esperienza: 1h

Non acquistabile, prezzo indicativo 8,00€
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Situato nel cuore del centro storico di Napoli, il Museo Cappella Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico internazionale. Creatività barocca e orgoglio dinastico, bellezza e mistero s’intrecciano creando qui un’atmosfera unica, fuori dal tempo.

Perché visitare La Cappella Sansevero

La Cappella ospita capolavori come il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, conosciuto in tutto il mondo per il suo velo marmoreo che si adagia sul corpo di Cristo morto, la Pudicizia di Antonio Corradini e il Disinganno di Francesco Queirolo. Sono ospitate anche altre opere pregiate ed enigmatiche, come le macchine anatomiche, due corpi totalmente scarnificati dove è possibile osservare dettagliatamente l’intero sistema circolatorio.

La Cappella Sansevero, detta anche chiesa di Santa Maria della Pietà o Pietrella (chiesa oggi sconsacrata), è tra i più importanti musei di Napoli. Si trova nelle vicinanze di Piazza San Domenico Maggiore e fu fondata alla fine del ‘500 da Giovan Francesco di Sangro, ma fu Raimondo di Sangro che concepì e mise in opera, tra gli anni ‘40 e ‘70 del ‘700, l’affascinante progetto iconografico attualmente visibile, chiamando a lavorare presso di sé artisti rinomati e sovrintendendo personalmente a tutte le fasi di lavorazione.

La facciata della Cappella, che si apre sulla stretta Via Francesco de Sanctis, appare semplice e sobria, caratteristiche tipiche del principio del XVII secolo in cui è ancora vivo lo spirito classicheggiante. E’ possibile accedere all’interno tramite il grande portale posto al centro della facciata, sormontato dallo stemma della famiglia di Sangro e dove si trova la lapide di marmo che ricorda i lavori di Alessandro di Sangro, oppure usufruendo della porticina laterale che si affaccia su calata San Severo.

Il mausoleo si presenta come un vero e proprio tempio massonico carico di simbologie, che riflette in genio e il carisma di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, committente e allo stesso tempo ideatore dell’apparato artistico settecentesco della Cappella. Nel tempio iniziatico sono state trasfuse la sua poliedrica personalità di mecenate, inventore, letterato, editore, nonché alchimista e Gran Maestro della Massoneria del Regno di Napoli.

Il Cristo Velato

L’opera più celebre della Cappella Sansevero, posta al centro della navata centrale, è senza dubbio il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino. Essa cattura immediatamente lo sguardo del visitatore, che inizia ad interrogarsi sul mistero della sua realizzazione. Giuseppe Sanmartino ebbe l’opportunità di realizzare “una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua”. La particolarità è il velo che ricopre il corpo del Cristo morto, disteso e col capo sorretto da due cuscini. E’ straordinario come questo velo di marmo sembri in realtà fatto di tessuto, proprio per le sue linee morbide e soffici. Sul volto e sul corpo di Gesù si possono scorgere i segni delle torture, le ferite del martirio: i piedi e le mani trapassati dai chiodi, la ferita del costato e i lineamenti provati dalla sofferenza. Al lato del corpo si trovano gli strumenti del supplizio: una realistica corona di spine, una tenaglia e dei chiodi, uno dei quali sembra quasi pizzicare il velo del sudario. E’ proprio il velo, infatti, l’elemento della statua più notevole e che meglio evidenzia l’abilità dello scultore, poiché il velo copre il corpo, ma non lo cela. Esso aderisce al corpo di Cristo e al costato scavato, mettendone ancora più in luce il dolore e la sofferenza.

Un’opera talmente bella e affascinante che Antonio Canova dichiarò che, pur di appropriarsi del Cristo, avrebbe rinunciato anche a dieci anni della sua vita.

La Pudicizia velata e il Disinganno

Queste due opere sono l’una l’opposto dell’altra e simboleggiano la madre e il padre del Principe. La donna è totalmente avvolta da un velo che aderisce al suo corpo. La Pudicizia si regge ad una lapide spezzata, che è il simbolo della giovane età della donna al momento della sua morte. Il Principe dedica dunque alla madre mai conosciuta la virtù della pudicizia proprio come forte contrasto allo stile di vita dissennato del padre. Antonio di Sangro, infatti, era uno spudorato libertino e il Principe gli dedicò la statua del Disinganno, scolpita da Francesco Queirolo nel 1753-54, in cui è raffigurato un uomo che tenta di sfuggire ad una rete per andare incontro alla fede, simboleggiata da un angelo alato che gli presta aiuto. Antonio di Sangro dopo una vita dissoluta e depravata, infatti, decise di ritirarsi in convento.

La tomba di Raimondo di Sangro

La tomba di Raimondo di Sangro, pura espressione della sua magnificenza, si trova in una nicchia posta all’ingresso del passaggio che conduce alla sacrestia. Venne realizzata nel 1759 da Francesco Maria Russo, quando il Principe era ancora in vita, probabilmente basandosi su un progetto dello stesso Raimondo. La tomba a prima vista appare sobria e austera, composta da una grande lapide in marmo rosa con l’elogio funebre del Principe, non inciso, ma in rilievo, grazie ad una tecnica elaborata con diversi solventi chimici dal Principe stesso, al di sopra del quale si trova una cornice di marmo con il ritratto del dedicatario. Il dipinto è sormontato da un grande arco decorato con armi, libri, strumenti scientifici ed altri emblemi commemorativi che celebrano le sue glorie nell’ambito scientifico, letterario e militare.

La tomba di Cecco di Sangro

Una delle opere più singolari è rappresentata da quella di Cecco di Sangro. La statua si trova al di sopra dell’ingresso e descrive un fatto realmente accaduto ad un antenato del Principe. Cecco di Sangro era un comandante agli ordini di Filippo II e divenne famoso durante una campagna nelle Fiandre. Restò chiuso per ben due giorni in una casa e grazie a questo stratagemma (che ricorda un pò Ulisse e il celebre Cavallo di Troia) riuscì ad entrare nella rocca di Amiens e prendere di sorpresa i suoi nemici. Inoltre, secondo la leggenda questo monumento ricorda anche la morte del Principe: in prossimità della fine, Raimondo di Sangro si fece tagliare a pezzi e rinchiudere in una bara, da cui doveva uscire vivo dopo un tempo prefissato. Ma la famiglia aprì la bara poco tempo dopo la sua morte impedendogli dunque la resurrezione.

La volta con i simboli massonici

Riferimenti massonici ed esoterici non potevano certamente mancare nella volta della Cappella Sansevero. L’affresco che copre l’intera volta della Cappella, conosciuto come Gloria del Paradiso o Paradiso dei di Sangro, fu realizzato da Francesco Maria Russo nel 1749 e risulta essere una delle prime opere commissionate per la Cappella da Raimondo di Sangro. Elemento centrale del grande affresco è la colomba dello Spirito Santo che insieme al triangolo domina tutta la scena ed è circondata da una serie di angeli e altre figure. Il triangolo rappresenta la Trinità per i cristiani, la nascita cosmica per i seguaci di Pitagora e il segno del Maestro Venerabile per i massoni. Tra una finestra e l’altra si trovano sei medaglioni in toni di verde raffiguranti i sei santi protettori dei di Sangro, mentre al di sopra del presbiterio è disegnata una piccola cupola. Un’interessante curiosità è rappresentata dai colori: per mescolare le tempere, Russo usò una formula inventata dallo stesso Raimondo di Sangro, e i colori appaiono ancora vivi e raggianti dopo più di due secoli e mezzo, pur non essendo mai stati restaurati. Il Principe non rimase però soddisfatto dall’opera del Russo e lasciò indicato nel suo testamento di far riaffrescare la volta della Cappella dal miglior artista, desiderio che non fu mai realizzato dal figlio Vincenzo.

Le cose più importanti da sapere su La Cappella Sansevero

Il pavimento-labirinto: il Principe non poteva che scegliere un pavimento labirintico per completare il percorso allegorico della Cappella. Per raggiungere la saggezza, l’iniziato deve percorrere un itinerario difficile e intricato, alla fine del quale c’è la conoscenza. Per raggiungere tale obiettivo bisognava seguire la linea continua di marmo bianco che il Principe desiderava fosse continua e senza giunture. Opera difficilissima da visitare, infatti il Principe morì senza vederne la fine.Purtroppo il labirinto fu quasi completamente distrutto durante il crollo del 1889, ma è ancora oggi possibile vederne una parte nel passetto antistante la tomba di Raimondo.

Le macchine anatomiche: custodite all’interno della cavea, sono uno dei maggiori punti di interesse della Cappella. Si tratta di due scheletri, un uomo e una donna, completamente scarnificati e allestiti in posizione eretta. La leggenda sostiene fossero i servi del principe, ma per ogni leggenda che si rispetti c’è anche una versione dei fatti. Vennero infatti ritrovati più tardi atti notarili che documentano l’esistenza di un contratto stipulato tra il Principe e il dottor Giuseppe Salerno intorno al 1763, secondo cui il medico aveva il compito di realizzare, sotto la direzione dello stesso Raimondo di Sangro, due scheletri sui quali installare il sistema cardiovascolatorio. Infatti, al di sopra di ciascuno scheletro è fedelmente riprodotto, nei minimi particolari, l’intero sistema circolatorio. Negli atti è chiaramente specificato che il sistema di arterie e vene è costruito da fil di ferro e cera colorata, trattata con sostanze segrete.

Le due creazioni furono descritte con dovizia di particolari per la prima volta già nella Breve Nota, una guida settecentesca al Palazzo di Sangro e alla Cappella, che riporta l’esistenza anche del “corpicciuolo d’un feto” con tanto di placenta. Questa terza “macchina” è rimasta visibile fino agli ultimi decenni del XX secolo, quando poi fu rubata. Il grado di precisione raggiunto nella rappresentazione di arterie, vene e capillari, unito alla fama di alchimista di Raimondo di Sangro, è tale che fino all’età contemporanea si è ritenuto che si trattasse effettivamente di tessuti viventi, la cui conservazione fosse stata ottenuta attraverso un misterioso procedimento alchemico.

Secondo la leggenda, già citata e tramandata anche da Benedetto Croce nei suoi Scritti di storia letteraria e politica, Raimondo avrebbe fatto iniettare nel sistema circolatorio di due dei suoi servi una sostanza speciale di sua creazione, la quale avrebbe “metallizzato” i vasi sanguigni permettendo la loro conservazione nel tempo. La curiosa leggenda prende forma solo perché l’ente proprietario si è sempre opposto all’analisi scientifica delle macchine anatomiche e ha così fomentato tutte le dicerie sulla personalità un pò maligna del Principe. Secondo uno studio contemporaneo, invece, l’eccezionale reticolato vascolare è il frutto di una ricostruzione effettuata con diversi materiali, tra cui filo di ferro, seta, coloranti e cera d’api. Gli scheletri ed i teschi sono invece vere ossa umane.

Curiosità su La Cappella Sansevero

Il velo che si adagia delicatamente sul corpo del Cristo velato è oggetto di molti dibattiti ed è fonte di una curiosa leggenda: la marmorizzazione del velo effettuata dal Principe di Sansevero. Il velo, infatti, pur essendo di marmo, appare fin troppo soffice e delicato per un effetto incredibilmente vicino alla realtà. La leggenda vuole che la morbidezza del velo non sia dovuta all’abilità scultorea di Giuseppe Sanmartino, ma sia da attribuire ai poteri esoterici del Principe Raimondo di Sangro, che sembrava essere in grado di solidificare, con un liquido di sua invenzione, tessuti e persino organi del corpo. Quale sarà la verità?

Cose importanti da sapere

Biglietti e scontistica

  • Con Artecard il biglietto costa 6€
  • Se sei un socio FAI il biglietto costa 6€
  • I ragazzi tra i 10 e i 25 anni pagano 5€
  • I bambini fino a 9 anni entrano gratis
  • Il biglietto per le scuole costa 3€, per i professori un biglietto gratis ogni 10 alunni

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