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Il Cimitero delle Fontanelle

Via Fontanelle 80, 80136, Napoli

Durata esperienza: 1h

Accesso gratuito
  • Personale di accoglienza in lingua inglese

    Supporti in lingua

  • Parcheggio non disponibile

    Parcheggio disponibile

  • Possono partecipare solo se accompagnati dai genitori

    Adatto ai bambini

  • Con barriere

    Senza barriere

  • Cani ammessi al guinzaglio

    Animali ammessi

Da necropoli pagana e cimitero cristiano, nel cuore del Rione Sanità, tra Via Foria e la collina di Capodimonte, Napoli ospita uno dei suoi luoghi più suggestivi: il Cimitero delle Fontanelle

Il rapporto che i napoletani hanno con la religione, la morte, i defunti, il destino, il lotto, la fortuna, si può comprendere facendo visita a questo ossario, che si sviluppa per più di 3000 mq, in cui sono conservati oltre 40.000 resti umani.

Perché visitare il Cimitero delle Fontanelle

Il Cimitero delle Fontanelle è un pezzo importante dell’anima di Napoli. Non è insolito per un napoletano, nel momento in cui vive una situazione di difficoltà, rivolgersi alle anime del Purgatorio, venendo così a crearsi una particolare sinergia tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Alle anime dei defunti non si possono chiedere miracoli, poiché non si tratta di santi e dunque esse non possono intervenire in una situazione tanto eccezionale. A loro è possibile rivolgersi per alcune grazie collegate strettamente alla quotidianità dell’esistenza, quindi ciò che ha a che fare con matrimoni, figli, lavoro o salute.

Estratto da "Il ventre di Napoli di Matilde Serao"

«Questo guazzabuglio di fede e di errore, di misticismo e di sensualità, questo culto esterno così pagano, questa idolatria, vi spaventano? Vi dolete di queste cose, degne dei selvaggi? E chi ha fatto nulla per la coscienza del popolo napoletano? Quali ammaestramenti, quali parole, quali esempi, si è pensato di dare a questa gente così espansiva, così facile a conquidere, così naturalmente entusiasta? In verità, dalla miseria profonda della sua vita reale, essa non ha avuto altro conforto che nelle illusioni della propria fantasia: e altro rifugio che in Dio».

Storia del Cimitero delle Fontanelle

Il Cimitero delle Fontanelle si trova in uno dei quartieri più ricchi di storia di Napoli: la Sanità. Nasce in primis come necropoli greca, poco fuori le antiche mura della città di Napoli. Solo in seguito venne trasformato in cimitero cristiano e le cave di tufo giallo della collina di Materdei presenti nella zona vennero utilizzate per dare degna sepoltura anche a chi non poteva permettersela.

Fu nel 1656, anno della grande peste che colpì in particolar modo il Regno di Napoli, e nel 1836, anno del colera, che il luogo venne maggiormente utilizzato come deposito di cadaveri. La pestilenza generò uno scenario a dir poco apocalittico, con cadaveri sparsi per la città, immondizia e malattie varie che si propagavano velocemente. L’utilizzo delle cave permise di togliere i morti dalla città e adottare le giuste misure per debellare anche la peste. Dunque, dal 1656 il Cimitero delle Fontanelle ha accolto le ossa delle tombe ritrovate nelle Chiese bonificate in seguito all’arrivo a Napoli di Gioacchino Murat, e successivamente accolse anche quelle derivanti dall’epidemia di colera del 1836.

Purtroppo, a causa del sistema fognario praticamente inesistente, in seguito ad un allagamento della cava, i resti furono riportati in superficie, dando vita ad uno spettacolo raccapricciante. Solo dopo tale sciagura, si decise di dare alle ossa una disposizione, costruire un altare e riconoscere ufficialmente la cava come ossario.

Il rito delle anime pezzentelle

Nel Cimitero delle Fontanelle si svolgeva un rito particolare, detto il rito delle anime pezzentelle  o anime povere, che prevedeva l’adozione e la sistemazione in cambio di protezione di un cranio, chiamato capuzzella, al quale corrispondeva un’anima abbandonata, detta per tale motivo pezzentella.

La cura dei teschi presenti nel Cimitero ha davvero poco a che fare con il cattolicesimo e si va a collocare in quella strana miscela di sacro e profano che pervade tutta la tradizione napoletana.

I devoti sceglievano un teschio, lo pulivano e costruivano un altarino con lumini e rosari. Iniziavano a pregare per l’anima prescelta che, mediante il sogno, si manifestava al devoto/a. Lo spirito chiedeva che gli venissero rivolte delle preghiere per alleviare le pene del Purgatorio, il devoto in cambio chiedeva una grazia. Se la grazia avveniva, il teschio veniva posto in un luogo più protetto: una scatola di latta, per chi non aveva disponibilità, teche di vetro o veri e proprio loculi per chi poteva permetterselo.

Se la grazia non arrivava, il teschio tornava assieme a tutti gli altri e veniva scelto un altro con il quale si iniziava la stessa trafila. La tradizione vuole che quando lo spirito compie la grazia, il teschio inizi a sudare, indicando in questo modo la sua intercessione nel mondo dei vivi. In realtà, l’alto tasso di umidità della cava causa delle goccioline di condensa sui teschi, facendoli sembrare sudati.

Le capuzzelle più famose

Ci sono delle vere e proprie anime predilette dai napoletani e “specializzate” in alcuni tipi di miracoli, eccone alcune. 

Il teschio del Capitano, il prediletto dei devoti

Il teschio del Capitano è adagiato in una teca di vetro e, a differenza degli altri, è sempre perfettamente lucido. Sono diverse le storie che ruotano attorno al teschio, ma sicuramente quella più famosa è quella dei due sposi. La leggenda narra di una giovane promessa sposa molto devota al teschio del Capitano, che si recava spesso a pregarlo e a chiedergli delle grazie. Una volta il fidanzato di lei, scettico e insospettito delle attenzioni che la sua futura moglie dedicava a quel teschio, decise di accompagnarla e portò con sé un bastone di bambù che usò per conficcarlo nell’occhio del teschio, mentre, deridendolo, lo invitava a partecipare al loro prossimo matrimonio. 

Il giorno delle loro nozze apparve tra gli ospiti un uomo vestito da carabiniere. Incuriosito da tale presenza, lo sposo chiese chi fosse e questi gli rispose che proprio lui lo aveva invitato, aggiungendo di avergli anche accecato un occhio. Detto ciò, si spogliò e si mostrò per quel che era: uno scheletro. I due sposi morirono sul colpo. 

La leggenda vuole che i resti dei due sposi siano conservati ancora oggi nella prima stanza del Cimitero delle Fontanelle, sotto la statua di Gaetano Barbati

Donna Concetta: ‘a capa che suda

La particolarità di questo teschio è la sua lucidatura. Molto probabilmente ciò è dovuto perchè il teschio raccoglie meglio l’umidità del luogo sotterraneo, che è stata sempre interpretata come sudore. Secondo quanto riporta la tradizione, anche donna Concetta si presta ad esaudire delle grazie. Per verificare se ciò avverrà, basta toccarla e verificare se la propria mano si bagna. Si racconta che quando la capuzzella appare particolarmente umida è perché il defunto sta esaudendo una preghiera. Il teschio, posto all’interno di una teca di legno e senza macchie, si trova all’estrema sinistra in una delle diramazioni della navata dei Preti.

Il Monacone e i nobili: la statua di San Vincenzo Ferrer

San Vincenzo Ferrer, meglio conosciuto come il Monacone, è una statua decapitata, dove la testa è stata sostituita da un teschio.

 Il Monacone è illuminato da un raggio di luce che entra dall’esterno, dando una connotazione ancora più mistica al luogo. Inoltre, accanto alla statua di San Vincenzo Ferrer fanno la loro comparsa gli unici scheletri interi ben visibili all’interno del Cimitero delle Fontanelle. Si tratta dei nobili, giunti fino ad oggi intatti e ben vestiti, e che in vita erano Filippo Carafa, conte di Cerreto e di Maddaloni, e la sua consorte Margherita.

Le cose più importanti da sapere sul Cimitero delle Fontanelle

Alla fine dell’800, uno studioso avrebbe contato circa 8 milioni di ossa di cadaveri. Oggi se ne contano 40.000, ma si dice che sotto l’attuale piano di calpestio vi siano compresse ossa per almeno quattro metri di profondità, ordinatamente disposte all’epoca da becchini specializzati.

Il sito è stato per anni in stato di abbandono, venne poi messo in sicurezza e riordinato nel marzo del 2002, ma mai riaperto al pubblico se non per pochi giorni l’anno, come in occasione del Maggio dei monumenti

Il 23 maggio 2010 una pacifica occupazione degli abitanti del Rione Sanità ha convinto l’Amministrazione Comunale a riaprirlo. Da quel giorno il cimitero è realmente di nuovo accessibile. 

Il 29 luglio 1969 un decreto del Tribunale ecclesiastico però proibì il culto individuale delle capuzzelle, a causa dell’eccessiva paganità del culto, consentendo che fosse celebrata una messa al mese per le anime del Purgatorio e che fosse eseguita una processione al suo interno ogni 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti.

Attualmente il cimitero è chiuso al pubblico, in attesa di riapertura.

Curiosità sull’ossario più famoso di Napoli

Una delle sale del Cimitero delle Fontanelle, quella che viene chiamata il Tribunale, sembra essere il luogo in cui avveniva l’iniziazione dei giovani camorristi, che qui pronunciavano il loro giuramento, scendendo nella cava come uomini per poi “risorgere” alla luce del giorno come affiliati alla congregazione criminale.

Una delle scene più famose del secondo film di Luciano De Crescenzo “Il mistero di Bellavista” è stata girata proprio all’interno del Cimitero delle Fontanelle. Si tratta della scena dove il dottor Cazzaniga viene inseguito dal nipote delle sorelle Finizio (interpretate dalle bravissime sorelle Fumo), il quale cerca di chiedergli disperatamente un posto di lavoro.

Cose importanti da sapere

Informazioni sulla visita

  • L'ingresso autonomo al cimitero è completamente gratuito

Informazioni sul sito

  • Il cimitero è momentaneamente chiuso in attesa di riapertura
  • Il cimitero è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00

Facilitazioni

  • Non ci sono percorsi angusti e sotterranei, quindi il percorso non è claustrofobico
  • I cani sono ammessi, preferibilmente di piccola taglia e tenuti in braccio
  • Premesso che si tratta comunque di un ossario, il Cimitero delle Fontanelle può essere visitato da bambini

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