Garantiamo esperienze incredibili:Soddisfatto o rimborsato!
Scopri

Paestum, città erede della Magnia Grecia

Capaccio Paestum, 84047, Salerno

Durata visita: 2h  - Accesso gratuito
  • Personale di accoglienza in lingua inglese

    Supporti in lingua

  • Parcheggio non disponibile

    Parcheggio disponibile

  • Attività per bambini

    Adatto ai bambini

  • Con barriere

    Senza barriere

  • Animali non ammessi

    Animali ammessi

Paestum è una città che affonda le sue radici nella lontana Magna Grecia. A quel tempo i Greci la chiamarono Poseidonia in onore del dio del mare, seppur devotissima ad Atena ed Era. Dopo la sua conquista da parte dei Lucani venne chiamata Paistom, per poi assumere, sotto i romani, il nome con cui la conosciamo oggi.

Il paese fa parte del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nella frazione di Capaccio, situata nella Piana del Sele, vicina al litorale del Golfo di Salerno.

Ciò che cattura maggiormente l'attenzione dei visitatori è la maestosità delle rovine perfettamente situate sullo sfondo di un paesaggio mozzafiato, che costituiscono l'intera area archeologica. I templi, soprattutto se ammirati nella luce del tramonto, rendono l'atmosfera ancor più magica e, assieme a quelli di Atene ed Agrigento, sono considerati tra i templi meglio conservati al mondo.

Il Parco archeologico: i templi di Paestum

I templi dorici che dominano su Paestum sono tre: la Basilica, il Tempio di Nettuno e il Tempio di Cerere. La Basilica, anche conosciuta come tempio di Hera, probabilmente è stata eretta nel VI secolo a.C., ed è il monumento più antico. Nonostante sia priva di tetto e di frontone, emerge solenne grazie a tutte le colonne del porticato. Davanti al tempio si ergono i resti dell'altare sacrificale.

Il tempio più grande e giunto ai nostri giorni in ottime condizioni è, però, quello dedicato a Nettuno: quest'ultimo rispecchia perfettamente i canoni dell'architettura greca, mentre il materiale adoperato per la costruzione è il travertino locale, che pare assorba la luce del sole. Il colore dorato, infatti, è più o meno intenso a seconda dell'intensità con cui la luce lo colpisce. Il tempio è stato costruito utilizzando dei grandi massi collegati tra loro tramite semplici tasselli, oltretutto senza malta, infatti durante il medioevo e anche in epoca moderna i blocchi furono riutilizzati dagli abitanti del luogo per altre costruzioni. 

Il Tempio di Atena, anche conosciuto come Tempio di Cerere, ha origini antichissime: agli albori della città era solo un piccolo edificio dedicato alla dea dell’artigianato e della guerra. Intorno al 500 a.C. è stato poi trasformato nel solenne tempio di 34 colonne che possiamo osservare ancora oggi su un'altura poco lontana dal centro della città. Nonostante si potesse pensare che il tempio fosse stato attribuito a Cerere, il ritrovamento di diverse statuette raffiguranti Atena ha messo in dubbio questa ipotesi.

Durante gli scavi che sono stati effettuati in profondità nel 1937, sono venute alla luce delle terrecotte architettoniche che hanno permesso di ricostruire il tetto dell'edificio del periodo arcaico, uno dei più antichi dell'allora Poseidonia. La struttura architettonica è molto più semplice rispetto agli altri templi, e della cella che un tempo avrebbe dovuto ospitare la statua della dea è visibile solo il pavimento e alcune scale laterali.

Il museo archeologico

Da non perdere è anche il Museo Archeologico, il cui primo progetto risale agli anni Trenta del Novecento per ospitare le metope ritrovate nel Santuario di Hera alla foce del Sele. Le metope, elementi architettonici del fregio, sono state installate in una posizione rialzata, in modo che i visitatori potessero ammirarle dalla stessa prospettiva degli antichi. Qui sono ospitati reperti preziosissimi, tra cui altri materiali rinvenuti durante i nuovi scavi all’Heraion del Sele, utensili, vasi, statuette, capitelli, lastre tombali dipinte, ma anche la famosissima Tomba del Tuffatore, scoperta nel 1968 in una piccola necropoli nelle vicinanze.

Le origini del Santuario di Hera e il museo narrante

Secondo la leggenda, il Santuario di Hera nacque grazie al viaggio che intrapresero gli Argonauti e Giasone alla conquista del vello d'oro. Conquistarono il vello, nella lontana Colchide sul Mar Nero, ma il loro viaggio di ritorno in Grecia fu lungo.

Percorsero diversi fiumi, tra cui il Danubio, il Po, il Rodano, e poi scesero lungo la costa tirrenica dell’Italia. Si fermarono alla foce del Sele e dedicarono un santuario alla dea che aveva protetto il loro viaggio, Hera di Argo, la sposa del padre degli dei, Zeus.

Simbolo di protezione per i naviganti, il Santuario ha marcato per lungo tempo il confine tra gli abitanti greci di Poseidonia a sud del fiume e gli etruschi a nord.

Le metope oggi accolte nel museo, sono state scoperte grazie all’intuizione dell’archeologa Paola Zancani Montuoro, che riuscì a localizzare l'edificio tra gli acquitrini del Sele, iniziando poi i lavori di scavo assieme a Umberto Zanotti Bianco.

Lungo il Sele, inoltre, puoi trovare un vero e proprio museo narrante. Si tratta di una vecchia masseria restaurata dove pannelli, video, installazioni e ricostruzioni 3D raccontano le origini del tempio e la sua storia. Curiosità, miti, leggende narrati attraverso le arti figurative sulla pietra, prendono improvvisamente vita illuminandosi sugli schermi.

Cenni storici

Ci sono diverse testimonianze, come la Necropoli di Gaudo, che il paese fosse abitato già all'età paleolitica e neolitica. I Greci, dopo essersi assicurati un avamposto fortificato vicino al mare, edificarono contemporaneamente un santuario, Heraion, poco più a nord, nei pressi della foce del Sele. La magnificenza di questa colonia condusse i Lucani, popolazione italica dell'interno, ad occuparla intorno al 400 a.C. Nel frattempo la potente Roma, divenuta incontrastata padrona di queste regioni, nel 273 a.C. vi fondò una colonia latina chiamandola Paestum. I Romani arricchirono la città di grandi edifici tra cui il portico del Foro, le terme, l'Anfiteatro e il cosiddetto Tempio della Pace.

Paestum fu abitata fino al 500 a.C., circa. Successivamente l'ampliamento geografico delle paludi e, di conseguenza anche della malaria, ne decretarono la morte. Caso vuole, però, che proprio la boscaglia e l'ambiente malsano, responsabili della sua fine, hanno salvato le rovine che oggi sono giunte a noi da distruzioni e saccheggi.

Suggerimenti e idee di viaggio dal blog

Hai bisogno di un passaggio?Scegli la soluzione più adatta a te.

Lascia la tua email e ricevi aggiornamenti sulle nuove proposte di viaggio.