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Villa dei Papiri: l’unica biblioteca intatta del mondo antico

Durata visita: 30min


Costo a partire da  13,00€

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La Villa dei Papiri, una delle più grandi e sontuose ville romane mai esplorate, sorgeva a strapiombo sul mare, su quella che era la linea di costa prima dell’eruzione. Fu scavata tra il 1750 e il 1764, per volere di Carlo III di Borbone, con un articolato sistema di pozzi di discesa ed areazione e di cunicoli sotterranei.

Perché visitare Villa dei Papiri

L'edificio deve il suo nome alla biblioteca di papiri scoperta nel 1750. Si trattava di una villa estremamente lussuosa, come dimostrano la sua raffinata architettura e l'enorme numero di eccezionali opere d'arte scoperte, tra cui affreschi, bronzi e sculture in marmo che compongono la più grande collezione di sculture greche e romane mai scoperte in un unico luogo.

Villa dei Papiri nel mondo romano

La costruzione della Villa dei Papiri ad Ercolano avvenne tra il 60 ed il 50 a.C. e molti archeologi ritengono che appartenesse a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Gaio Giulio Cesare.

Rimase danneggiata nel 62 d.C. in seguito ad un violento terremoto e ciò impose lavori di ristrutturazione e di rifacimento delle decorazioni. Come dimostrano i cumuli di calce e colori ritrovati, l’area fu soggetta all’eruzione del 79 d.C. e la villa sommersa da una colata di fango.

Struttura della Villa dei Papiri

La Villa dei Papiri sorgeva a strapiombo sul mare, su quella che era la linea di costa prima dell’eruzione del 79 d.C. Essa ha una lunghezza di oltre 250 metri, si erge su tre livelli ed ha una struttura a forma di quadrato, ed è a sua volta divisa in quattro quadrati. Quelli meridionali erano adibiti ai servizi, come alloggi, latrine e deposito dei papiri, mentre quelli settentrionali erano adibiti a zona residenziale e ludica.

La basis villae, intonacata in bianco, non è stata ancora riportata alla luce completamente nella sua altezza ed essa è caratterizzata da finestroni. Si può inoltre riuscire a scorgere all’interno un ambiente esplorato solo parzialmente, del quale non è stato ancora raggiunto il piano di calpestio, decorato nella volta con tralci di vite e quadretti di amorini, animali marini e ghirlande. Si notano anche degli architravi in legno, segno di aperture che conducono ad ambienti ancora non esplorati.

L’ingresso, che affacciava direttamente sul mare, è preceduto da un portico con colonne, simile a quello di Villa dei Misteri a Pompei, e pavimentato con mosaico con tessere bianche e nere. Ecco che si accede dall’atrio che presenta un impluvium contornato da undici statuette utilizzate come fontane e sul quale si aprono diversi ambienti pavimentati a mosaico.

Il peristilio, lungo 100 m e largo 37 m, con affreschi in quarto stile, ha un giardino contornato da un portico con sessantaquattro colonne ed al centro una piscina: nell’ambulacro, al momento dello scavo, furono ritrovate statue in marmo e bronzo, alcune delle quali spostate dalla loro posizione originale per via dei lavori di restauro, oggi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, come il Satiro ebbro, Hermes in riposo, Pan con la capra, un’erma (scultura su pilastro, raffigurante una testa umana e l'inizio del busto) raffigurante probabilmente Lucio Anneo Seneca ed i Corridori.

Intorno al peristilio si aprono altri ambienti tra cui la biblioteca ed il tablino: nella prima furono rinvenuti 1826 rotoli di papiro carbonizzati (rinvenuti il 19 ottobre 1752), custoditi in alcune casse ed avvolti in scorze di legno. Le prime interpretazioni dei papiri, per lo più scritti in greco e solo pochi in latino, furono dovute a Camillo Paderni e all’abate Antonio Piaggio. Quelli studiati trattano quasi tutti di filosofia epicurea, in larga parte realizzati da Filodemo di Gadara, ed una piccola parte, quelli in latino, trattano della guerra tra Marco Antonio e Cleopatra VII contro Augusto, tratta da un’opera chiamata De bello Actiaco, ma molti altri tuttavia devono essere ancora analizzati. Molti papiri andarono perduti durante le operazioni di scavo, altri nel tentativo di aprirli. Tuttavia, molti progressi sono stati fatti nel corso dei secoli, e le recenti tecniche, non meccaniche ma digitali (come i raggi x) fanno ben sperare nella possibilità di leggere i rotoli carbonizzati.

Un lungo viale conduce ad un belvedere con pavimento in marmi policromi, asportato per essere conservato prima alla Reggia di Portici, poi al Museo Nazionale. La villa era dotata anche di un impianto idrico a servizio delle numerose vasche, fontane e bagni. Tra i vari reperti ritrovati, ci sono cumuli di grano, lucerne ed una meridiana in bronzo, con intarsi in argento.

Storia della Villa dei Papiri dopo la sua scoperta

Ritrovata per caso durante la costruzione di un pozzo, le prime indagini svolte tramite cunicoli partirono nel 1750 sotto la direzione dello spagnolo Roque Joaquín de Alcubierre, presto affiancato dall’ingegnere svizzero Karl Weber: fu quest’ultimo a realizzare le uniche piante dell’edificio, di cui una redatta nel 1751, la quale riportava la zona del belvedere, ed un’altra nel 1754, poi rivista nel 1764, dove con precisione venivano illustrati tutti gli ambienti esplorati, i cunicoli realizzati, le indagini ed i reperti ritrovati.

Fu proprio su quest’ultima pianta che Jean Paul Getty costruì a Malibù una riproduzione della villa, a grandezza naturale, utilizzata prima come abitazione privata e poi come museo a lui dedicato.

La prima fase di scavi si concluse nel 1761, riportando alla luce non solo affreschi e pavimenti, ma anche un gran numero di statue e i rotoli di papiro.

Un’ulteriore breve campagna di indagini si ebbe tra il 1764 ed il 1765 con la partecipazione di Francisco la Vega e Camillo Paderni, custode del Museo di Portici, e dallo scultore e restauratore francese Canart.

In seguito, a causa delle esalazioni tossiche di mofete (emissioni di anidride carbonica che scaturiscono dal terreno), vennero chiusi tutti i pozzi di aerazione ed i cunicoli.

Le indagini della Villa dei Papiri ripresero nel 1980 quando venne nuovamente localizzata, seguendo le antiche piante borboniche, mentre le operazioni di scavo a cielo aperto iniziarono nel 1985. Una nuova fase di scavo si ebbe tra il 1996 ed il 1998, mentre dal 2002 fu messa in opera un’azione di bonifica tramite l’utilizzo di pompe idrovore, per tenere costantemente all’asciutto la parte esplorata: gli ambienti visibili oggigiorno si limitano all’atrio, alla basis villae ed alcune stanze di un livello inferiore.

Le cose più importanti da sapere su Villa dei Papiri

I papiri destarono all’epoca grande curiosità ed attenzione da parte di molti studiosi finendo per divenire una delle maggiori attrattive e tappa quasi obbligatoria di quel famoso viaggio d’istruzione definito Grand Tour a cui partecipavano tutte le persone provenienti da tutta Europa che volevano acculturarsi.

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